Archivi giornalieri: 29 marzo 2022

Pagamenti Inps aprile 2022: calendario con le date di RdC, NASpI, assegno unico e pensioni

Pagamenti Inps aprile 2022: calendario con le date di RdC, NASpI, assegno unico e pensioni

Mancano pochi giorni alla fine di marzo e vi sono alcune novità sul calendario delle date dei pagamenti Inps aprile 2022. I dettagli.

Siamo ormai prossimi ad aprile e sempre più persone si staranno domandando quando arriveranno, nel mese i pagamenti delle Pensioni, della disoccupazione NASpI, dell’assegno unico e universale figli a carico e del reddito di cittadinanza.

Di seguito intendiamo dunque ricapitolare il quadro delle date da segnare sul calendario, facendo il punto della situazione: in quali giorni i beneficiari e percettori delle citate prestazioni dovranno aspettarsi i pagamenti previsti?

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Ecco tutte le risposte.

Calendario pagamenti Inps aprile 2022: pensioni di aprile

Dopo un biennio, ossia il periodo di emergenza sanitaria con cui siamo stati costretti a fare i conti, si conclude il meccanismo dell’anticipo dell’accredito delle pensioni presso gli sportelli delle Poste. Le date per aprile saranno le seguenti, suddivise per lettera del cognome:

  • dalla A alla C venerdì primo aprile;
  • dalla D alla G sabato 2 aprile (mattina);
  • da H alla M lunedì 4 aprile;
  • dalla N alla R martedì 5 aprile;
  • dalla S alla Z mercoledì 6 aprile.

Resta dunque confermato l’accesso scaglionato in base alla turnazione alfabetica.

Poste Italiane ha rimarcato che per i pensionati titolari di un Libretto di Risparmio; di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution le pensioni saranno nuovamente accreditate regolarmente dal primo giorno del mese. Sempre da venerdì primo aprile, i titolari di carta Postamat; Carta Libretto o di Postepay Evolution potranno compiere il prelievo della pensione in denaro contante dalle migliaia di ATM Postamat sparse nel nostro paese, senza obbligo di recarsi allo sportello. La pensione sarà accreditata il primo del mese, in via automatica.

Nessuna sostanziale novità, invece, per gli accrediti bancari della pensione.

Confermata peraltro la possibilità di delega al ritiro nei confronti dei Carabinieri, con consegna gratuita della somma presso il proprio domicilio. Si tratta di una opportunità riservata ai cittadini di età pari o al di sopra dei 75 anni di età.

Pagamenti Inps aprile 2022: quando arriva il reddito di cittadinanza

Così com’è nella prassi, le date di versamento delle misure di sostegno denominate reddito di cittadinanza, sono le seguenti:

  • a cominciare dal giorno 25 aprile per i vecchi beneficiari;
  • il 18 aprile è invece la data di riferimento per tutti coloro che hanno inviato una nuova domanda RdC.

Assegno unico e universale, quando arrivano i pagamenti di aprile 2022

Per quanto riguarda l’assegno unico e universale – ossia la misura recentemente varata a supporto delle famiglie e mirata a semplificare l’ambito dei contributi a sostegno della natalità e genitorialità –  occorre fare una distinzione sostanziale. Eccola di seguito:

  • il versamento dell’assegno unico per figli a carico per il mese prossimo è fissato a cominciare dal giorno 15, in ipotesi nella quale le relative domande siano state fatte nei mesi di gennaio e febbraio 2022;
  • altrimenti, laddove le richieste di assegno unico siano state inoltrate dal primo marzo scorso, il versamento del citato sussidio è previsto alla fine del mese posteriore a quello di presentazione della domanda.

Leggi anche: reddito di base universale

Accredito NASpI aprile 2022: le date da tenere d’occhio

Per quanto riguarda l’accredito dell’indennità di disoccupazione NASpI per il mese di aprile 2022, il versamento è fissato a partire dal giorno 18, sebbene nel dettaglio l’accredito di fatto dipenda dal giorno nel quale il beneficiario del sussidio ha inoltrato la richiesta.

Onde evitare eventuali dubbi a riguardo, il beneficiario deve tener presente che la data precisa dell’erogazione dell’indennità di disoccupazione NASpI è pubblicata sul proprio fascicolo previdenziale, al quale si può fare accesso con le proprie credenziali nel sito web ufficiale Inps.

La prestazione in oggetto è versata in forma di sostegno economico dalla data in cui un lavoratore sia costretto a subire la perdita del proprio lavoro, senza che detta perdita dipenda da cause che scaturiscono dal lavoratore stesso.

Ricordiamo infine che il citato fascicolo previdenziale è un utile portale di accesso ai maggiori servizi messi a disposizione dall’Istituto e, grazie ad esso, è possibile consultare, scaricare e stampare la documentazione relativa alla propria posizione contributiva, alle certificazioni sanitarie o reddituali e la corrispondenza inviata dall’Istituto.

 

Sconti ai dipendenti: come funziona la tassazione? Le istruzioni Agenzia delle entrate

Sconti ai dipendenti: come funziona la tassazione? Le istruzioni Agenzia delle entrate

Sconti praticati in favore dei lavoratori dipendenti, quando e come applicare la tassazione? Ecco le istruzioni dell’Agenzia delle entrate

Lo sconto praticato ai propri dipendenti, in modo che il prezzo finale praticato risulti, comunque, superiore sia a quello applicato al resto della clientela in occasione di campagne promozionali sia al costo sostenuto dalla società per l’acquisto dei prodotti ceduti, non è tassabile se il lavoratore corrisponde il valore normale del bene al netto degli sconti d’uso.

Si è espressa in tal senso l’Agenzia delle entrate con la risposta n° 158 del 25 marzo 2022.

La questione verte sull’applicazione di possibili deroghe al principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente. Principio in base al quale, tutto ciò che è riconosciuto al lavatore dipendente, in pendenza del rapporto di lavoro fa reddito. Non concorrono al reddito i beni ceduti e i servizi prestati al lavoratore se di importo complessivo non superiore a 258 euro.; se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito.

Da qui si delinea la tassazione per i c.d. finge benefit in favore dei lavoratori dipendenti.

Sconti ai dipendenti: quando applicare la tassazione

La risposta n°158 prende spunto da apposita istanza di interpello.

Nello specifico, la Società istante opera nel commercio all’ingrosso di generi alimentari. Per supportare economicamente i propri dipendenti,  riconosce loro la possibilità di acquistare i prodotti venduti con l’applicazione di uno sconto. Lo sconto è pari al 5 per cento del prezzo di vendita, fruibile tutti i giorni dell’anno entro il limite della retribuzione netta. Per acquisti esclusivamente personali.

Detto ciò:

  • lo sconto concesso e non cumulabile con altri sconti applicati alla clientela;
  • il prezzo pagato dai dipendenti per i prodotti commercializzati, tenendo conto dello sconto, è comunque sempre superiore al costo sostenuto dalla società per l’acquisto dei prodotti;
  • gli sconti applicati al resto della clientela sono mediamente più elevati dello sconto del 5 per cento concesso ai dipendenti.

Detto ciò, l’azienda in questione ha chiesto al Fisco se la concessione dello sconto ai propri dipendenti, mediante l’utilizzo di badge, rappresenti, per gli stessi, un compenso in natura imponibile. Come tale, eventualmente soggetto a ritenuta.

Agenzia delle entrate, risposta n° 158 del 25 marzo

L’art.51 comma 1 del DPR 917/86, TUIR, fissa il c.d. principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente:

Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro».

La questione verte sull’applicazione di possibili deroghe al principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente.

In generale, sia gli emolumenti in denaro sia i valori corrispondenti ai beni, ai servizi ed alle opere offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti, costituiscono reddito da tassare. Il valore dei beni e dei servizi è determinato sulla base del valore normale. Non concorrono al reddito i beni ceduti e i servizi prestati al lavoratore, se di importo complessivo non superiore a 258 euro.

Si intende per valore normale, ai fini di quanto qui in esame, ex art.9 del TUIR: il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi.

Per la determinazione del valore normale si fa riferimento:

  • ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e,
  • in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali.

Il tutto, tenendo conto degli sconti d’uso.

Conclusioni

Il valore normale può essere rappresentato anche dal prezzo scontato che il fornitore pratica sulla base di apposite convenzioni ricorrenti nella prassi commerciale, compresa l’eventuale convenzione stipulata con il datore di lavoro (risoluzione 26/e 2010).

Da qui, in base alle indicazioni di cui alla circolare MEF 23 dicembre 1997, n. 326, il reddito da assoggettare a tassazione è pari al valore normale soltanto se il bene è ceduto o il servizio è prestato gratuitamente (ciò vale anche nel caso dei beni prodotti dall’azienda e ceduti gratuitamente al dipendente). Se invece il dipendente corrisponde all’azienda parte del prezzo (versamento o trattenuta), al valore normale da tassare deve essere sottratto quanto corrisposto dal dipendente.

Stiamo parlando dello stesso meccanismo con il quale, ad esempio, è tassato il Fringe benefit auto. Infatti anche in tale caso si deve tenere conto di eventuali importi addebitati al dipendente.

Nel caso di specie, considerato che il lavoratore corrisponde il valore normale del bene al netto degli “sconti d’uso”, lo sconto praticato non è tassabile.

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Pensioni Forze di Polizia, come calcolare la quota retributiva

Pensioni Forze di Polizia, come calcolare la quota retributiva

Come calcolare la quota retributiva della Pensione del comparto Forze di polizia, ricadente nel sistema misto? I dettagli.

Come si calcola la quota retributiva delle pensioni in favore del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile? È questo il tema centrale della Circolare INPS n. 44 del 23 marzo 2022, attuando quanto introdotto recentemente dalla Legge di Bilancio 2022.

Sul punto, la disposizione specifica che il suddetto personale, con un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, si applichi il DPR 1092/1973 articolo 54. Cosa significa? Significa che coloro i quali abbiano maturato un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni, la quota retributiva della pensione da liquidarsi con il sistema misto dovrà essere calcolata in base all’effettivo numero di anni di contribuzione maturati alla predetta data, applicando l’aliquota annua del 2,44%.

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Si rammenta, al riguardo, che la predetta aliquota contributiva sarà riconosciuta alle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2022, nonché nei confronti dei soggetti già titolari di pensione alla predetta data, limitatamente ai ratei pensionistici maturati dal 1° gennaio 2022.

Pensioni Forze di Polizia: nuove modalità di calcolo della pensione

La Legge di Bilancio 2022 (L. n. 234/2021) all’art. 1, co. 101 riconosce l’applicazione di un’aliquota del 2,44% per ogni anno utile, ai fini del calcolo della quota retributiva della pensione da liquidare con il sistema misto, in favore del personale delle forze armate.

I beneficiari, però, devono essere in possesso, alla data del 31 dicembre 1995, di un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni effettivamente maturati.

Chi sono i soggetti beneficiari

La disposizione su indicata si estende al personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile. In particolare, il beneficio riguarda il personale appartenente alla Polizia di Stato e alla Polizia penitenziaria che al 31 dicembre 1995 abbia maturato un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni.

Per questi ultimi, la cui quota retributiva della pensione è da liquidarsi con il sistema misto, è riconosciuta l’applicazione dell’aliquota annua del 2,44%.

Tale aliquota trova applicazione per le pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2022, nonché nei confronti di coloro già titolari di pensione alla predetta data.

Analogamente, con riferimento ai cc.dd. “6 aumenti periodici in aggiunta alla base pensionabile”, l’importo corrispondente a detto beneficio viene rapportato all’aliquota di rendimento annua del 2,44%.

Come ottenere la ricostituzione della Pensione

Ricapitolando, quindi, l’aliquota di rendimento del 2,44% trova applicazione nei confronti del personale già collocato in quiescenza alla data del 31 dicembre 2021, purché al 31 dicembre 1995 abbia maturato un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni.

Quindi, i trattamenti pensionistici con decorrenza successiva al 1° gennaio 2022, saranno determinati applicando, alla quota retributiva, l’aliquota del 2,44%. Ciò significa che l’INPS procederà al riesame d’ufficio dei trattamenti pensionistici del personale in esame; applicando la predetta aliquota per il numero degli anni di anzianità contributiva maturati al 31 dicembre 1995.

In conclusione, ai pensionati interessati alla ricostituzione della pensione vengono corrisposti i ratei maturati dalla data del 1° gennaio 2022; senza però diritto alla corresponsione degli arretrati.

 

Imprese agrituristiche e vitivinicole: proroga domande di esonero

Imprese agrituristiche e vitivinicole: proroga domande di esonero

Le imprese agrituristiche e vitivinicole, incluse le aziende produttrici di vino e birra, e i lavoratori autonomi in agricoltura possono beneficiare dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali previsto dal decreto Sostegni bis.

L’Istituto, con la circolare INPS 21 ottobre 2021, n. 156 e successivamente con il messaggio 16 marzo 2022, n. 1216, ha già illustrato l’ambito di applicazione dell’esonero e ha fornito le istruzioni per la presentazione delle domande e per la fruizione del beneficio.

Considerate le difficoltà di ordine tecnico rilevate, la data di inizio per l’invio della domanda telematica di esonero è differita alle 9 del 4 aprile 2022. Lo comunica l’INPS, con il messaggio 25 marzo 2022, n. 1373. Le domande potranno, quindi, essere inviate dalle 9 del 4 aprile alle 23.59 del 4 maggio 2022.

Questi termini sono validi anche per l’invio delle domande di esonero presentate dagli eredi in caso di decesso del titolare della posizione contributiva, imprenditore agricolo professionale o titolare del nucleo familiare.

Beato Bertoldo

 

Beato Bertoldo


Nome: Beato Bertoldo
Titolo: Priore generale dei Carmelitani
Nascita: XII secolo, Limoges, Francia
Morte: 1195, Monte Carmelo, Palestina
Ricorrenza: 29 marzo
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
 

Sul Monte Carmelo in Palestina, arrivò il Bertoldo un cavaliere francese che si consacrò alla vita religiosa, fu ammesso tra i fratelli che professavano la vita religiosa in quella montagna, e venne eletto priore istruendo la comunità alla devozione della Madre di Dio. (1188 dC)

San Bertoldo del Monte Carmelo, il cui vero nome era Bartolomeo Avogadro, nacque a Limoges (sud della Francia). Andò in Terra Santa come un crociato e rimase in Antiochia per difenderla dagli attacchi dei Saraceni. Durante questo periodo conobbe un povero mendicante e si avvicinò ben presto al mondo dei poveri. Avogadro fu colui che fece tanto bene e da quel giorno la fiducia dei poveri gli fu sempre grata. Un giorno ebbe una visione che gli mostrò alcuni angeli che portavano in cielo sulle loro ali un gran numero di confratelli, che i saraceni avevano ucciso con le loro scimitarre

Lo scrittore ebreo Beniamino di Tudela, nel 1163, riferisce della presenza di una comunità religiosa sul Monte Carmelo, particolarmente devota al profeta Elia e alla Madonna. Bertoldo costituì una piccola comunità di seguaci, con il quale edificò una piccola cappella dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo. A tutt’oggi l’Ordine dei Carmelitani conferma le proprie radici provenienti da quel gruppo.

Nel 1185 il monaco greco Foca visitò la comunità del Monte Carmelo e scrisse che vi aveva incontrato un monaco latino di nome Bertoldo proveniente dalla Calabria.

Bertoldo guidò la comunità per 45 anni e sembra essere rimasto lì fino al momento della sua morte, avvenuta intorno al 1195. Fu un priore molto attento a guidare la comunità più con l’esempio che con le parole. Manifestò sempre un culto particolare per la Beata Vergine Maria, della quale invocava sempre l’intercessione per la protezione dei carmelitani. Infatti era sempre particolarmente preoccupato per il futuro dei cristiani in Terrasanta, sempre in lotta fra di loro e divisi.

MARTIROLOGIO ROMANO. Sul monte Carmelo in Palestina, beato Bertoldo, che, soldato, fu ammesso tra i fratelli che su questo monte avevano abbracciato la vita monastica e, in seguito, eletto priore, affidò la pia comunità alla Madre di Dio.