Riscatto dei periodi non coperti da contribuzione: istruzioni

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Riscatto dei periodi non coperti da contribuzione: istruzioni

La domanda di riscatto dei periodi non coperti da retribuzione può essere presentata fino al 31 dicembre 2025.

Pubblicazione: 30 maggio 2024

La legge di bilancio 2024 ha reintrodotto nell’ordinamento, per il biennio 2024-2025, la facoltà di riscatto di periodi non coperti da contribuzione.

La circolare INPS 29 maggio 2024, n. 69 fornisce indicazioni relative:

  • ai soggetti beneficiari;
  • alla durata del periodo riscattato e ai requisiti richiesti;
  • all’efficacia del periodo riscattato ai fini pensionistici;
  • alla determinazione dell’onere di riscatto;
  • alla presentazione della domanda di riscatto;
  • alla modalità di versamento dell’onere.

In particolare, possono accedere al riscatto solo i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dal 1° gennaio 1996) e che non siano titolari di pensione.

Il periodo non coperto da contribuzione può essere ammesso a riscatto nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.

La domanda di riscatto può essere presentata fino al 31 dicembre 2025 attraverso il servizio online dedicato, oppure tramite Contact center o patronati.

Per maggiori dettagli, è possibile consultare la circolare.

Osservatorio CIG: i dati di aprile 2024

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Osservatorio CIG: i dati di aprile 2024

Pubblicato l’Osservatorio sulla Cassa Integrazione Guadagni e Fondi di solidarietà, relativo alle ore autorizzate: i dati di aprile 2024.

Pubblicazione: 30 maggio 2024

È stato pubblicato l’Osservatorio sulle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni con i dati di aprile 2024.

Ad aprile sono state autorizzate in totale 38.108.523 ore, il 4,5% in meno rispetto a marzo 2024 (39.923.312 ore).

Le ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria autorizzate sono state 24.904.330. A marzo 2024 erano state autorizzate 24.679.419 di ore: di conseguenza, la variazione congiunturale è del +0,9%.

Il numero di ore di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria è stato pari a 11.731.641 (di cui 7.815.892 per solidarietà). La variazione congiunturale rispetto a marzo 2024 è pari a -14,0% (13.643.573 di ore).

Gli interventi di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga sono stati pari a 683.091 ore, mentre a marzo 2024 erano pari a 631.952.

Il numero di ore autorizzate nei Fondi di solidarietà è pari a 789.461 e registra un decremento del -18,5% rispetto a marzo 2024.

Indennità di malattia lavoratori marittimi: calcolo retribuzione media

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Indennità di malattia lavoratori marittimi: calcolo retribuzione media

Chiarimenti sulla voce “bonus adjustment – gross up” nel calcolo della retribuzione media globale giornaliera.

Pubblicazione: 30 maggio 2024

La legge di bilancio 2024 ha modificato la disciplina dell’indennità per malattia dei lavoratori marittimi stabilendo che, per gli eventi insorti dal 1° gennaio 2024, le indennità corrisposte siano pari al 60% della retribuzione media globale giornaliera (RMGG) del mese precedente a quello in cui si è verificata la malattia.

La circolare INPS 4 aprile 2024, n. 55 ha fornito le istruzioni per determinare la retribuzione media globale giornaliera da considerare per il calcolo delle indennità.

Il messaggio 29 maggio 2024, n. 2022 chiarisce che la voce retributiva definita “bonus adjustment – gross up rientra nel computo della retribuzione media globale giornaliera. Se l’accordo individuale prevede che tale voce retributiva sia corrisposta dal datore di lavoro anche durante il periodo di malattia, il bonus sarà però escluso dal calcolo della RMGG.

Screening patologie oncologiche: il bando per il 2024

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Screening patologie oncologiche: il bando per il 2024

La domanda potrà essere presentata dalle 12 del 3 giugno 2024 alle 12 del 30 maggio 2025.

Pubblicazione: 30 maggio 2024

È stato pubblicato il bando di concorso screening per la prevenzione e diagnosi precoce di patologie oncologiche e cardiovascolari 2024 per l’assegnazione di contributi a copertura totale o parziale dei costi di effettuazione presso strutture convenzionate o centri di propria fiducia, in favore degli iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, in servizio e in stato di inattività.

La domanda potrà essere presentata dalle 12 del 3 giugno 2024 alle 12 del 30 maggio 2025, accedendo al servizio “Screening per la prevenzione e diagnosi precoce di patologie oncologiche e cardiovasculopatie.

30 maggio 1924: il discorso che costò la vita al deputato Matteotti

30 maggio 1924: il discorso che costò la vita al deputato Matteotti

 

MONUMENTO A GIACOMO MATTEOTTI LAPIDE CREDITO: SARA MINELLI

Oggi alla Camera dei Deputati si fa memoria e riflessione sul celebre, veemente discorso che il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò, cento anni esatti orsono, il 30 maggio 1924. Dopo l’inaugurazione della mostra, allestita nel Transatlantico, si svolgerà una cerimonia con la presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, del Presidente del Senato Ignazio La Russa, e della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nonché del Presidente della Corte Costituzionale, Augusto Antonio Barbera.

Si legge nel sito della Camera dei Deputati: “Il programma prevede: l’Inno nazionale eseguito dalla Banda Interforze, il discorso del Presidente Fontana, una introduzione di Bruno Vespa alla proiezione di un filmato realizzato per l’occasione da Rai Cultura e un intervento dello stesso, mentre il professor Emilio Gentile parlerà di ‘Giacomo Matteotti e le origini del regime fascista’. Al termine saranno premiati gli studenti vincitori del concorso ‘Matteotti per le scuole’. L’ex Presidente della Camera, Luciano Violante interverrà quindi sul tema: ‘L’impegno parlamentare di Giacomo Matteotti: il valore della libertà nella rappresentanza parlamentare’. In conclusione, l’attore Alessandro Preziosi, dallo scranno da cui il deputato Matteotti svolse il proprio intervento il 30 maggio 1924, rileggerà un estratto del testo”. L’evento sarà trasmesso dall’Aula di Montecitorio in diretta, su Rai1 (a cura di Rai Parlamento) e sul canale satellitare e la webtv della Camera, dalle 11.

Il discorso del 30 maggio 1924 è quello che costò la vita al giovane e coraggioso deputato socialista, in cui denunciò i brogli e le intimidazioni e, più in generale, il clima di paura e sopraffazione, in cui si erano svolte le elezioni del 6 aprile, le ultime elezioni multipartitiche del ventennio fascista.

Ha scritto Renzo De Felice, il maggiore storico del Fascismo, nel secondo volume della sua monumentale biografia di Mussolini (“Mussolini il fascista. La conquista del potere 1921-25”, Einaudi 1966), che Matteotti, il segretario del Partito socialista unitario, nel discorso del 30 maggio, “l’ultimo della sua carriera politica e della sua vita”, mirava non tanto all’invalidazione “in tronco” dei deputati della maggioranza fascista, quanto a “inaugurare dalla tribuna più risonante d’Italia, sin dalle primissime battute della nuova legislatura, un modo nuovo di stare all’opposizione, più aggressivo e più intransigente”.

Intransigenza politica e morale che fa di Matteotti, assieme a Antonio Gramsci, la vittima più illustre del Fascismo. Matteotti è citato nelle opere di molti letterati dell’Europa e dell’America Latina: Ivo Andric, Miguel de Unamuno, Stefan Zweig, George Orwell, Marguerite Yourcenar, Leonardo Sciascia..

Il discorso del 30 maggio 1924 è meritatamente tra i più famosi della storia parlamentare italiana e costituisce il culmine della sua breve e intensa attività politica. Giacomo Matteotti, nato nel 1895 a Fratta Polesine, unico sopravvissuto dei sette fratelli, studiò a Rovigo e si laureò in giurisprudenza a Bologna.

Rinunciando alla prospettiva della carriera universitaria, dopo la pubblicazione della sua apprezzata tesi di laurea, negli anni dell’età giolittiana, s’impegnò nel campo socialista in un’intensa attività pubblicistica, politica e amministrativa. Particolarmente attivo e creativo nell’organizzazione delle leghe bracciantili. Matura e predica l’idea-forza che senza l’elevazione sociale e culturale dei contadini, in Italia non è possibile alcun cambiamento.

Rigorosamente neutralista, allo scoppio della prima guerra mondiale, il suo dichiarato pacifismo è considerato un pericoloso sovversivismo e, nonostante alla visita di leva fosse risultato “riformato” per motivi di salute, fu ugualmente richiamato alle armi e, nell’estate del 1916, confinato in Sicilia, vicino a Messina, nella caserma di Campo Inglese, dove rimase fino alla primavera del 1919.

Eletto deputato nelle file del Partito socialista nelle elezioni del 1919, nella circoscrizione di Rovigo e Ferrara, fu riconfermato in quelle del 1921 e nel 1924. In queste ultime non più nelle file del Partito socialista italiano, ma in quelle del Partito socialista unitario, del quale divenne segretario, nato da una scissione dal PSI nel 1922, per rappresentare la componente riformista. L’anno precedente, nel 1921,nel Partito socialista c’era stata un’altra scissione, quella del Partito comunista d’Italia, per rappresentare la componente rivoluzionaria, sull’onda della Rivoluzione russa.

Le elezioni del 1924 si tennero con il nuovo sistema elettorale maggioritario della cosiddetta “Legge Acerbo”, approvata nel novembre dell’anno precedente. In base a questa contrasta legge, la lista che avesse ottenuto il 25% del suffragi avrebbe conseguito il 60% degli eletti. Il nuovo partito di Matteotti ottenne il 5,9% con 24 deputati. 2 in più del Partito socialista italiano. Il PCd’I ancor meno: solo 19 deputati. Il Partito popolare italiano, che aveva Alcide De Gasperi come nuovo segretario, essendo stato il suo fondatore, don Luigi Sturzo, costretto a dimettersi su pressioni della Santa Sede, con 39 deputati era il maggior partito dell’opposizione. La Lista nazionale del Partito fascista, nota come “Listone”, in cui erano confluiti molti esponenti nazionalisti e liberali e anche alcuni transfughi del Partito popolare, chiamati dispregiativamente “clericofascisti”, assieme a una piccola lista civetta, aveva avuto circa il 65% dei suffragi e ben 374 deputati eletti.

Tornando al discorso del 30 maggio, occorre sottolineare che non fu quasi improvvisato. Intervenendo Matteotti aveva in mano solo pochi fogli con degli appunti. Lo stimolo gli fu dato, nella prima seduta della nuova legislatura, dalla richiesta in aula del nuovo presidente della Camera dei Deputati, il noto giurista Alfredo Rocco, di approvare la convalida in blocco di tutti gli eletti della maggioranza.

Matteotti reagì e per circa un’ora intervenne con denunce circostanziate sulle irregolarità e i brogli. Fu interrotto continuamente da urla e schiamazzi, mentre l’emiciclo dove sedevano i deputati socialisti era quasi assediato da deputati fascisti in piedi e minacciosi. Nel proseguo del suo discorso parlò sempre più non come segretario di un partito ma come il portavoce del paese che non voleva cedere di fronte alla dittatura imminente. Matteotti avrebbe dovuto fare un secondo discorso il 10 giugno, ma in quella data venne sequestrato e assassinato.

Sul discorso di Matteotti abbiamo una testimonianza audiovisiva di grande suggestione di Giorgio Amendola, figlio del deputato liberale antifascista, Giovanni Amendola, disponibile anche in rete (https://www.youtube.com/watch?v=0Zpv8OH3ZVM9)

Ne trascrivo i passaggi più significativi: “Avevo allora 17 anni. Ero uno studente liceale e avevo già una grande passione politica. Ero ficcato nella tribuna delle famiglie durante tutta quella discussione, in una posizione che mio padre non mi vedesse, perché non voleva.

Ho ascoltato di discorso di Matteotti del 30 maggio, discorso pronunciato da Matteotti in mezzo a una continua, tumultuosa ostilità che arrivava a forme aggressive e volgari. A questa violenza esercitata contro Matteotti partecipava direttamente anche Mussolini che interruppe più volte. E Matteotti continuò con coraggio il suo discorso, con calma, accerchiato, quasi protetto dalla pattuglia dell’opposizione.

Ho ricordato più volte l’impressione che ebbi di uno scatto d’insofferenza di Mussolini, che vidi rivolgersi a un suo vicino, non so chi fosse, con un gesto volgare, plateale, come se Matteotti avesse superato non so quale limite. Gesto che voleva dire ‘cosa aspettate, a dargli una lezione’. Forse in quel momento, senza entrare nelle dinamiche del delitto, è partito l’ordine del sequestro, della lezione e, poi, dell’assassinio. Questa impressione mi sempre rimasta”.

INPS apre le porte di Palazzo Wedekind

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INPS apre le porte di Palazzo Wedekind

In occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, visita gratuita all’edificio storico di Piazza Colonna e alla Pinacoteca dell’Istituto.

Pubblicazione: 27 maggio 2024 Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2024

In occasione della Festa della Repubblicadomenica 2 giugno, l’INPS apre le porte di Palazzo Wedekind e della Pinacoteca dell’Istituto, in linea con l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura di rendere accessibile a tutti il patrimonio artistico e culturale.

L’obiettivo è quello di consentire al pubblico di visitare uno dei luoghi più prestigiosi di proprietà dell’Istituto e la collezione d’arte esposta al suo interno.

Domenica 2 giugno 2024, dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, sarà possibile visitare gratuitamente il Palazzo e la mostra allestita con 100 opere scelte sul tema del lavoro, tra le oltre 9000 del patrimonio artistico dell’INPS.

Le visite possono essere prenotate, fino ad esaurimento dei posti, attraverso il sito internet.

I visitatori saranno guidati alla scoperta degli aspetti storico-artistici del Palazzo e delle sue splendide sale, come la Sala Angiolillo e la Sala Montecitorio, e della collezione d’arte esposta nella Pinacoteca, al quarto piano del Palazzo.

Si tratta di un’occasione unica per scoprire un edificio dal grande valore architettonico e approfondire la conoscenza della storia dell’INPS e del suo ruolo nella società italiana.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto che prevede di aprire al pubblico i palazzi storici dell’Istituto dislocati su tutto il territorio nazionale.

PER PRENOTARE LA VISITA, CLICCA SUI SEGUENTI LINK

9:00 – Prenota qui

10:00 – Posti esauriti

11:00 – Posti esauriti

12:00 – Posti esauriti

15:00 – Prenota qui

16:00 – Posti esauriti

17:00 – Posti esauriti

18:00 – Posti esauriti

INPS apre le porte di Palazzo Wedekind – invito (pdf 1,48MB)

San Paolo VI

 

San Paolo VI


Nome: San Paolo VI
Titolo: Papa
Nome di battesimo: Giovanni Battista Montini
Nascita: 26 settembre 1897, Concesio, Brescia
Morte: 6 agosto 1978, Castel Gandolfo, Roma
Ricorrenza: 29 maggio
Tipologia: Commemorazione
Giovanni Battista Montini nacque a Concesio, presso Brescia, il 26 settembre 1897. da famiglia agiata. Suo padre era avvocato, redattore politico e deputato parlamentare; la madre, verso la quale il figlio nutriva molto affetto, aveva un profondo senso religioso. Timido e di salute delicata, ma amante dei libri, seguì gli studi presso il seminario diocesano; fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1920 e prosegui gli studi universitari a Roma.

Dal 1922 ebbe incarichi nella segreteria di stato del Vaticano e per un breve periodo (maggio-novembre 1923) nella nunziatura di Varsavia, che fu poi costretto a lasciare per motivi di salute. Svolse un servizio intenso e costante presso la segreteria di stato dedicando le ore di libertà, dal 1924 al 1933, al movimento cattolico studentesco; dal 1931 insegnò storia diplomatica nell’accademia pontificia per coloro che erano avviati a tale carriera. L’8 luglio 1931 fu nominato prelato domestico di sua santità e il 13 dicembre 1937 sostituto alla segreteria di stato allora sotto la direzione del cardinale Eugenio Pacelli.

Quando questi salì al trono pontificio nel 1939, G.B. Montini continuò a lavorare in stretto contatto con lui e nel 1944 ricevette la direzione degli affari interni della chiesa. Divenuto prosegretario di stato nel novembre del 1952, il 1 novembre 1954 fu nominato arcivescovo di Milano, una diocesi molto vasta dove si agitavano innumerevoli problemi sociali. Questa nomina è stata interpretata come segno di non apprezzamento da parte del papa nei suoi confronti.

Considerandosi l’«arcivescovo dei lavoratori», sempre però accompagnato dalle sue ormai leggendarie novanta casse di libri, egli si gettò con instancabile energia nel nuovo campo di lavoro: desiderava far rifiorire la diocesi devastata dalla guerra e riconquistare le masse operaie che si erano allontanate dalla chiesa. Nel novembre del 1957 svolse per tre settimane un’intensa opera missionaria che mirava a raggiungere ciascuna parrocchia della città, ma il suo zelo nel settore missionario e in quello diocesano non ebbe il successo desiderato. Trovò anche il tempo di tentare nuove vie nel campo dell’unità cristiana, aprendo, per citare un esempio, un dialogo con un gruppo di anglicani nel 1956.

Il 5 dicembre 1958 Giovanni XXIII, nel suo primo concistoro, lo nominò cardinale: una nomina ovvia, e tuttavia sempre evitata da Pio XII nonostante ripetuti appelli da parte dei milanesi. Come confidente del papa ebbe una parte notevole nei preparativi per il concilio Vaticano II (19621965); il suo atteggiamento verso la prima sessione (11 ottobre – 8 dicembre 1962), nella quale parlò solo due volte, fu riservato, quasi critico.

IL PONTIFICATO

Durante quegli anni viaggiò molto, visitando l’Ungheria (1938), gli Stati Uniti d’America (1951 e 1960), Dublino (1961) e l’Africa (1962). Nel conclave del giugno 1963, al quale parteciparono ottanta cardinali fino a quel momento il più grande conclave della storia, nel quinto scrutinio venne eletto successore di Giovanni. Scelse un nome che suggeriva una grande apertura apostolica.

Fotografia ufficiale di Paolo VI

Fotografia ufficiale di Paolo VI
anno 1963

Paolo, che aveva vissuto in profonda intimità di intenti con il suo predecessore, assicurò immediatamente (22 giugno) che avrebbe continuato il concilio Vaticano II, interrotto dalla morte di Giovanni XXIII; intendeva anche rivedere il diritto canonico, promuovere la giustizia nella vita civile, sociale e internazionale e lavorare inoltre per la pace e per l’unità dei cristiani tema che gli sarebbe divenuto sempre più caro.

Aprì la seconda sessione del concilio il 29 settembre 1963 introducendo importanti riforme procedurali tra l’altro l’ammissione di laici come uditori, la nomina di quattro moderatori e una più discreta formulazione delle norme di segretezza e la chiuse il 4 dicembre 1963 promulgando la Costituzione sulla sacra liturgia e il Decreto sui mezzi di comunicazione sociale.

Fra il 4 e il 6 gennaio 1964 fece un pellegrinaggio aereo senza precedenti in Terra Santa, incontrando a Gerusalemme il patriarca ecumenico Atenagora I. Dopo aver annunciato (6 settembre) che le donne, religiose o laiche, potevano partecipare al concilio come uditrici, aprì la terza sessione il 14 settembre 1964; la chiuse il 21 novembre promulgando la Costituzione sulla Chiesa (con l’aggiunta di una nota che spiegava la collegialità dei vescovi, cioè la dottrina secondo cui i vescovi formano un collegio che, agendo di comune accordo e non indipendentemente dal suo capo, il papa, ha la suprema autorità nella chiesa); promulgò pure il Decreto sull’Ecumenismo (di cui modificò di propria autorità alcuni passi) e il Decreto sulle chiese orientali cattoliche; inoltre proclamò la B.V. Maria «madre della chiesa», nonostante i padri non fossero tutti d’accordo. Durante l’intervallo tra le sessioni conciliari si recò in volo (25 dicembre 1964) a Bombay per il congresso eucaristico internazionale.

Nella quarta e ultima sessione del concilio (14 settembre – 8 dicembre 1965), durante la quale si recò in volo a New York (4 ottobre) a perorare per la pace davanti alle Nazioni Unite, Paolo si impegnò a costituire un sinodo permanente di vescovi con poteri tanto deliberativi quanto consultivi.

Prima della messa del 7 dicembre fu letta pubblicamente una dichiarazione comune del papa e del patriarca Atenagora I, che deplorava i reciproci anatemi pronunciati dai rappresentanti delle chiese d’Occidente e d’Oriente a Costantinopoli nel 1054 e lo scisma che ne era derivato; il giorno dopo, Paolo confermò solennemente tutti i decreti del concilio e proclamò un giubileo straordinario (1 gennaio29 maggio 1966) da dedicare alla riflessione e al rinnovamento nella luce delle dottrine conciliari.

Subito dopo, cominciò a mettere in opera le deliberazioni del concilio con grande coraggio e anche con un’acuta consapevolezza degli ostacoli che potevano frapporsi alla loro attuazione; torna a suo favore il fatto che riuscì a guidare la chiesa attraverso un periodo di cambiamenti rivoluzionari evitando uno scisma.

Istituì diverse commissioni post-conciliari (per esempio commissioni per la revisione del breviario, del lezionario, dell’ordo missae, della musica sacra e del diritto canonico) e approvò la sostituzione del latino con la lingua volgare con intrepida determinazione. Riorganizzò la curia e le finanze del Vaticano sia nell’amministrazione che negli investimenti e confermò i segretariati permanenti per la promozione dell’unità dei cristiani, per le religioni non-cristiane e per i non-credenti.

Mirando all’ecumenismo ebbe incontri con l’arcivescovo di Canterbury (Michael Ramsey) a Roma (24 marzo 1966) e con il patriarca ecumenico Atenagora I a Istanbul (25 luglio 1967) e a Roma (26 ottobre 1967). Nel maggio del 1974 raggiunse in aereo Fàtima in Portogallo per visitare il santuario della B.V. Maria su invito personale Suo, come affermò e pregare per la pace.

Fra le sue encicliche sono da ricordare la Mysterium fidei (3 settembre 1965), che preparava il terreno alla riforma liturgica e riconfermava la tradizionale dottrina eucaristica; la Populorum progressio (26 marzo 1967), chiara difesa della giustizia sociale; la Sacerdotalis eoelibatus (24 giugno 1967), che insisteva sulla necessità del celibato ecclesiastico; l’ Humanae vitae (25 luglio 1968), che condannava i metodi artificiali di controllo delle nascite, e la Matrimonia mixta (31 marzo 1970). Mentre quest’ultima permetteva modeste deroghe alle regole per i matrimoni misti, che però non soddisfecero molto i cristiani non romani, 1′ Humanae vitae non trovò l’accoglienza sperata; vi contribuì anche il fatto che la maggioranza della commissione pontificia, nominata nel 1963 per esaminare la questione, si era pronunciata in favore della contraccezione, in determinate circostanze.

Il 6 agosto 1968 la conferenza di Lambeth dei vescovi anglicani respinse l’enciclica; Paolo VI rimase decisamente convinto della giustezza della propria decisione, ma la critica reazione internazionale lo scosse profondamente. Dopo il 1968 alcuni avvertirono un’ombra sempre più cupa sul suo pontificato. Paolo VI parve ritirarsi in se stesso, preoccupato da fenomeni come il terrorismo internazionale e da tensioni all’interno della chiesa per esempio la crescente richiesta del matrimonio per i chierici, la provocante resistenza del vescovo Marcel Lefebvre e di altri alle riforme liturgiche, le lotte fra tradizionalisti e progressisti e anche i segni della comparsa di un nuovo tipo di modernismo.

Nel 1974 si parlò di una sua possibile rinuncia al papato; ma, pur essendo reale, il suo malessere interiore può essere stato sopravvalutato. In questi stessi anni si assistette ad alcuni dei più sensazionali viaggi internazionali del «papa pellegrino».

Nel giugno del 1969 Paolo andò a Ginevra per pronunziare un discorso all’Organizzazione internazionale del lavoro e al Consiglio mondiale delle chiese; in luglio visitò l’Uganda per onorare i martiri di quel paese; nell’aprile del 1970 si recò in Sardegna per onorare Nostra Signora di Bonaria, e fra il novembre e il dicembre del 1970 fu nell’estremo Oriente, dove, a Manila, sfuggì a un attentato.

Il 25 ottobre 1970 canonizzò, nonostante che all’inizio gli anglicani mossero proteste, quaranta martiri cattolici inglesi e gallesi del XVI e XVII secolo; inoltre proclamò dottori della chiesa Santa Teresa d’Avila e Santa Caterina da Siena, le prime donne che ricevettero questo titolo.

Nel medesimo anno fissò l’età per le dimissioni dei preti e dei vescovi (settantacinque anni) e dichiarò che i cardinali ultraottantenni non potevano essere più ammessi al governo della curia.

Nel 1971 quando Papa Paolo VI diede vita alla Caritas Italiana e mise in luce come la carità, senza mai sostituirsi alla giustizia, sarà sempre necessaria come stimolo e completamento. Da qui l’intuizione del valore di una “carità politica” e della dimensione comunitaria della carità che non può permettere deleghe: Una crescita del popolo di Dio nello spirito del Concilio Vaticano II non è concepibile senza una maggiore presa di coscienza da parte di tutta la comunità cristiana delle proprie responsabilità nei confronti dei bisogni dei suoi membri.

Per promuovere la collegialità da lui sostenuta purché non violasse il primato del papa convocò sinodi episcopali internazionali nel 1971 (sul sacerdozio), nel 1974 (sull’evangelizzazione) e nel 1977 (sulla catechesi). Nell’aprile del 1972 Paolo VI e l’arcivescovo di Canterbury (Donald Coggan) emisero una dichiarazione comune che prometteva un lavoro concorde per la riunione delle chiese, ma non faceva menzione dell’intercomunione richiesta dall’arcivescovo.

Forse l’eredità più importante che Paolo VI lasciò alla chiesa, e che portò a compimento in questa fase conclusiva del suo pontificato, fu il costante ampliamento e l’internazionalizzazione del sacro collegio. Questo, al momento della sua elezione, contava circa ottanta membri, ma nel 1976 il numero era salito a centotrentotto; inoltre i membri italiani erano divenuti una piccola minoranza e vi erano molti rappresentanti del terzo mondo. Pur non riuscendo gradito a tutti, Paolo aveva un carisma per i gesti significativi; tuttavia non si può determinare con sicurezza l’orientamento complessivo dei suoi interventi: Giovanni XXIII lo aveva definito «un po’ come Amleto». Infatti vi fu in lui contrasto fra la visione progressista e la diffidenza verso ogni innovazione che potesse minare l’integrità e l’autorità della dottrina della chiesa.

Esaltò costantemente il mistero della fede e il distacco dal mondo terreno che essa implicava; ebbe anche timore di tutto ciò che potesse orientare il pensiero umano verso il naturalismo scientifico.

Una sua notevole iniziativa fu la riduzione della pompa e delle cerimonie papali; per soccorrere i poveri vendette anche la tiara che gli era stata donata al momento dell’elezione.

Nel suo ultimo anno di vita fu profondamente turbato dal rapimento e dall’assassinio (9 maggio 1978) dello statista democristiano Aldo Moro, suo grande e fedele amico; l’ultima volta che comparve in pubblico fu per presiedere al suo funerale in San Giovanni in Laterano. Ammalatosi poi di artrite e colpito da un attacco cardiaco mentre si celebrava la messa presso il suo capezzale, morì a castel Gandolfo il 6 agosto, festa della Trasfigurazione.

Venerabile dal 20 dicembre 2012, dopo che papa Benedetto XVI ne aveva riconosciuto le virtù eroiche, è stato beatificato il 19 ottobre 2014 e proclamato santo il 14 ottobre 2018 da papa Francesco

MARTIROLOGIO ROMANO. Giovanni Battista Montini, nato a Concesio (Brescia) il 26 settembre 1897 in una famiglia ricca di fede, fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1920. Prestò servizio alla Sede Apostolica, finché nel 1954 venne nominato Arcivescovo di Milano. Eletto Sommo Pontefice il 21 giugno 1963, condusse felicemente a termine il Concilio Ecumenico Vaticano II, impegnandosi in ogni modo nel dialogo con il mondo contemporaneo e promuovendo un’immagine di Chiesa «esperta in umanità», chiamata a diffondere la «civiltà dell’amore» portata da Cristo. Morì il 6 agosto 1978. (dal Messale)

INPS apre le porte di Palazzo Wedekind

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INPS apre le porte di Palazzo Wedekind

In occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, visita gratuita all’edificio storico di Piazza Colonna e alla Pinacoteca dell’Istituto.

Pubblicazione: 27 maggio 2024

In occasione della Festa della Repubblicadomenica 2 giugno, l’INPS apre le porte di Palazzo Wedekind e della Pinacoteca dell’Istituto, in linea con l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura di rendere accessibile a tutti il patrimonio artistico e culturale.

L’obiettivo è quello di consentire al pubblico di visitare uno dei luoghi più prestigiosi di proprietà dell’Istituto e la collezione d’arte esposta al suo interno.

Domenica 2 giugno 2024, dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, sarà possibile visitare gratuitamente il Palazzo e la mostra allestita con 100 opere scelte sul tema del lavoro, tra le oltre 9000 del patrimonio artistico dell’INPS.

Le visite possono essere prenotate, fino ad esaurimento dei posti, attraverso il sito internet.

I visitatori saranno guidati alla scoperta degli aspetti storico-artistici del Palazzo e delle sue splendide sale, come la Sala Angiolillo e la Sala Montecitorio, e della collezione d’arte esposta nella Pinacoteca, al quarto piano del Palazzo.

Si tratta di un’occasione unica per scoprire un edificio dal grande valore architettonico e approfondire la conoscenza della storia dell’INPS e del suo ruolo nella società italiana.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto che prevede di aprire al pubblico i palazzi storici dell’Istituto dislocati su tutto il territorio nazionale.

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INPS apre le porte di Palazzo Wedekind – invito (pdf 1,48MB)