Archivi giornalieri: 12 giugno 2023

I ritardi del Pnrr e le intenzioni poco chiare del governo #OpenPNRR

I ritardi del Pnrr e le intenzioni poco chiare del governo #OpenPNRR

Parte dei fondi e dei progetti previsti sono a rischio, in un processo di revisione di cui si sa ancora poco o nulla. Abbiamo ricostruito i punti principali emersi dalla terza relazione del governo al parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr.

 

Negli ultimi giorni è stata depositata in parlamento la terza relazione sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la prima redatta dal governo Meloni. Il documento non nasconde le difficoltà del nostro paese nella realizzazione del piano. A partire dall’erogazione della terza rata, il cui processo di valutazione da parte della commissione europea sarebbe “in fase di completamento”.

La relazione è molto estesa (parliamo di oltre 400 pagine). Per questo nelle prossime settimane pubblicheremo ulteriori articoli di approfondimento su questo tema. Possiamo però già trarre alcune indicazioni. Fra i principali elementi di criticità vengono citati i vincoli europei che avrebbero rallentato la realizzazione di molti progetti, la scarsa capacità amministrativa degli enti locali e il mutato contesto internazionale. Il documento tuttavia resta vago nello spiegare quali soluzioni l’esecutivo intende proporre a Bruxelles per riformulare il piano italiano. Ciò che sembra certo però è che la revisione coinvolgerà anche alcuni interventi di questo semestre, mettendo inevitabilmente a rischio la richiesta della quarta rata di risorse.

Il governo sembra intenzionato a non perdere i fondi assegnati al nostro paese, ma per evitarlo dovrà necessariamente rivedere a ribasso gli obiettivi iniziali del piano, soprattutto in termini quantitativi. Il pericolo è che la necessità di recuperare il tempo perso e di spendere i soldi velocemente intacchi le priorità del Pnrr: ambiente, digitalizzazione, riduzione dei divari territoriali, di genere e generazionali.

I ritardi sulle scadenze

Il nostro paese rischia di bloccarsi nell’attuazione delle scadenze del semestre in corso e di non richiedere la quarta rata a fine giugno. È la relazione stessa a esplicitare questa preoccupante possibilità.

La richiesta di pagamento della quarta rata, laddove nell’ambito della complessiva rimodulazione del Piano siano proposte modifiche dei relativi obiettivi, sarà presentata in linea con i tempi di questo processo.

Alcuni degli adempimenti previsti per il secondo semestre 2023 saranno infatti coinvolti nella proposta di revisione. Due scadenze rischiano ritardi: l’aggiudicazione degli appalti pubblici per il rinnovo del parco ferroviario e la firma del contratto per realizzare 9 studi cinematografici. Altre due invece sono sotto revisione. Parliamo della ristrutturazione di edifici attraverso superbonus e sismabonus e dell’aggiudicazione degli appalti pubblici per lo sviluppo di stazioni di rifornimento a base di idrogeno.

Se ciò fosse confermato, la quarta rata non verrà richiesta a fine giugno, ma solo in un secondo momento rispetto all’approvazione delle modifiche. Un processo che potrebbe durare diversi mesi e che al momento è lontano dall’essere avviato. Per quanto legittima quindi, l’intenzione di modificare le scadenze del semestre in corso rischia di causare ulteriori ritardi nell’avanzamento sia dei lavori sia della spesa.

Anche osservando i dati sul quadro attuale si nota uno stallo sulle scadenze. Tanto che a tre settimane dalla fine del semestre, sono ancora 17 gli interventi da conseguire. Inoltre è importante ricordare che l’Italia sta ancora aspettando la terza rata di fondi Pnrr (19 miliardi di euro), rinviata dalla commissione per delle criticità individuate su alcuni progetti approvati nel 2022.

In sintesi, allo stato attuale non abbiamo ricevuto la terza tranche di risorse e con molta probabilità non saremo nelle condizioni di richiedere la quarta.

I problemi evidenziati

Ma come siamo arrivati a questa situazione? Il governo individua 3 motivazioni principali.

La prima è legata ai vincoli che il Pnrr impone sugli investimenti. Su tutti, il principio del non arrecare danno significativo all’ambiente che molti interventi non rispettano, ostacolando il raggiungimento dei target previsti. È il caso soprattutto dei progetti “in essere”, che risalgono a prima del piano e che quindi non prevedevano il rispetto di tale principio.

67 miliardi € i fondi Pnrr destinati ai progetti in essere. 

La seconda ragione, strettamente legata alla prima, è la capacità amministrativa carente degli enti pubblici territoriali. Specialmente dei comuni, che hanno un ruolo di primo piano nell’attuazione del Pnrr ma spesso faticano a seguire i processi necessari alla realizzazione dei progetti. Un problema che riguarda soprattutto le amministrazioni più piccole e svantaggiate.

43,13 miliardi € i fondi Pnrr affidati alla diretta gestione degli enti locali (di cui 25,88 miliardi per progetti in essere).

Come abbiamo già spiegato in questo articoloin alcuni casi le amministrazioni locali hanno addirittura rinunciato a partecipare ai bandi del Pnrr. In altri non sono stati in grado di portare a conclusione le gare d’appalto per l’assegnazione dei lavori nei tempi previsti. In altri ancora hanno presentato progetti che non soddisfacevano i criteri richiesti.

Infine in questo quadro ha inciso il mutamento del contesto economico internazionale. Nella relazione infatti si evidenzia che l’aumento del costo delle materie prime ha di fatto reso irrealizzabili alcuni interventi con i fondi inizialmente previsti.

Le soluzioni proposte

Nella relazione si legge che lo scorso 17 marzo è avvenuto un primo incontro tra gli esponenti del governo italiano e quelli della commissione europea. Ma la trattativa vera e propria per la revisione del piano non è ancora iniziata. Sono previsti nella seconda metà di giugno degli incontri tecnici per “verificare l’ammissibilità delle richieste di modifica e/o riprogrammazione”.

La revisione del Pnrr è ancora in corso.

Ciò che sappiamo è che è in corso un monitoraggio volto a individuare i progetti irrealizzabili, che saranno suddivisi in 2 categorie. Per gli interventi considerati strategici lo stato assicurerà un supporto ai fini del completamento dei lavori. In tutti gli altri casi invece, se non sarà possibile superare le criticità individuate, si proporrà la ricollocazione delle risorse. Anche sotto forma di incentivi alle imprese per la transizione ecologica e la digitalizzazione.

In sintesi, le misure che saranno oggetto di revisione sono quelle che hanno registrato: 

  • notevole ritardo nella fase di avvio;
  • rilevante incremento dei costi;
  • una frammentazione eccessiva tra numerosi soggetti attuatori;
  • difficoltà normative, attuative e autorizzative che non consentono di realizzare gli interventi come previsto. 

I progetti stralciati, secondo quanto dichiarato, verranno recuperati con altre fonti di finanziamento. A partire dal fondo complementare.

Il capitolo sul RepowerEu

Con la proposta di revisione l’Italia dovrà inviare a Bruxelles anche il capitolo aggiuntivo dedicato al RepowerEu, il piano dell’Ue per far fronte alla crisi energetica. Anche in questo caso le indicazioni sulle intenzioni del governo sono abbastanza generiche.

Non si sa per certo quanti fondi riceverà l’Italia dal RepowerEu.

Un primo elemento che vale la pena rilevare è che a oggi non è ancora possibile definire con chiarezza quanti fondi aggiuntivi sono destinati al nostro paese. Dovrebbero essere 2,76 miliardi, ma l’Italia potrà richiedere ulteriori contributi se gli altri paesi non dovessero usarli.

Riguardo gli ambiti di intervento, il governo anticipa che riguarderanno il rafforzamento delle infrastrutture, la decarbonizzazione delle imprese e l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili.

I ritardi nella spesa

Sull’avanzamento della spesa – e quindi dei lavori e delle opere – la relazione del governo conferma ciò che già è noto da tempo: l’Italia ha speso meno del previsto.

25,7 miliardi € i fondi Pnrr spesi finora dall’Italia. Corrispondono al 13,4% del totale delle risorse.

Da notare che i dati e la loro fonte (Regis) sono gli stessi utilizzati dalla corte dei conti nel rapporto dello scorso 25 maggio, contestato dall’esecutivo. Anche se nella relazione del governo mancano i dati sulla spesa programmata.

58,3 miliardi € i fondi Pnrr che l’Italia dovrebbe spendere entro il 2023. Corrispondo al 30,4% del totale delle risorse.

È vero che questa cifra si riferisce a tutto il 2023 e che mancano ancora diversi mesi alla fine dell’anno. Tuttavia è quantomeno inverosimile che il nostro paese riesca a recuperare un simile ritardo entro dicembre.

Un’altra conferma rispetto alla relazione della corte dei conti è quella relativa alla categoria di spesa in cui sono confluite la maggior parte delle risorse erogate. È la concessione di contributi – in particolare sulle misure ecobonus-sismabonus e transizione 4.0 – che rappresenta addirittura il 59% delle risorse Pnrr erogate al 31 dicembre 2022.

Si tratta di interventi di facile realizzazione: gli enti responsabili devono solo rimborsare ai soggetti privati le cifre spese. Gli ostacoli invece, come abbiamo già anticipato, sono legati a procedure più complesse per le pubbliche amministrazioni. E in particolare per i comuni.

Rfi (rete ferroviaria italiana) risulta essere a un livello più avanzato rispetto a tutti gli altri soggetti attuatori. Con il 16,7% di fondi spesi a fine 2022, rispetto al totale delle risorse affidate all’azienda pubblica. Lo stesso non si può dire degli enti pubblici territoriali, che su un importo totale di oltre 43 miliardi di euro, non hanno speso neanche 3 miliardi, per una quota pari al 6,4%.

La maggior parte delle amministrazioni, comunque, ha registrato un livello di spesa inferiore alle previsioni che denota un ritardo nella fase di definizione e avvio delle misure che potrebbe incidere sulla effettiva realizzazione dell’intero Piano con particolare riferimento al pieno raggiungimento degli obiettivi finali.

Come abbiamo già visto, l’esecutivo nella relazione esplicita le difficoltà che le amministrazioni locali – principalmente i comuni – stanno riscontrando nell’erogare risorse per realizzare progetti. È importante però sottolineare che le carenze o i ritardi degli enti territoriali in questi processi non sono una colpa da imputare ai comuni stessi.

Non si può dare la colpa ai comuni.

Sono il frutto di divari storici che riguardano soprattutto le amministrazioni più piccole, nei territori più periferici, del sud. A livello sia di personale che di competenze. Per come è stato ideato, il Pnrr non è stato in grado finora di dare una risposta efficace a questi ostacoli. E i governi, sia ora con Meloni sia prima con Draghi, hanno avanzato delle soluzioni insufficienti.

La priorità dell’esecutivo sembra essere quella di assicurarsi la ricezione dei fondi, senza garantirne la ricaduta efficace sui territori. Introdurre meccanismi di salvaguardia e supporto della spesa, potrebbe invece concretamente aiutare le amministrazioni locali a gestire questa partita. Favorendo lo sviluppo economico e sociale del paese, che dovrebbe essere il principale obiettivo del Pnrr.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Governo – Licenza

 

Assegno per il Nucleo Familiare: nuovi livelli reddituali

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Assegno per il Nucleo Familiare: nuovi livelli reddituali

I livelli reddituali dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024.

Pubblicazione: 12 giugno 2023

In relazione alla variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo calcolata da ISTAT tra il 2022 e il 2021, sono stati rivalutati i livelli di reddito delle tabelle contenenti gli importi mensili degli Assegni per il Nucleo Familiare, in vigore dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024.

La circolare INPS 9 giugno 2023, n. 55 comunica i nuovi livelli reddituali, nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare alle diverse tipologie di nuclei familiari dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024.

Soggiorni estivi ex IPOST: online la graduatoria

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Soggiorni estivi ex IPOST: online la graduatoria

Il bando in favore degli iscritti al Nuovo Fondo Mutualità ex IPOST.

Pubblicazione: 12 giugno 2023

È stata pubblicata la graduatoria degli ammessi al contributo per i soggiorni estivi 2023, in favore degli iscritti al Nuovo Fondo Mutualità ex IPOST.

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con gli studenti dell’Istituto Statale Italiano “Leonardo Da Vinci”

 

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con gli studenti dell’Istituto Statale Italiano “Leonardo Da Vinci”

 Parigi, 07/06/2023 (II mandato)

Care studentesse e cari studenti, anzitutto complimenti al coro e all’accompagnamento musicale che hanno straordinariamente seguito i due Inni nazionali.

Sono davvero lieto di essere oggi qui con voi, in questo prestigioso edificio storico in cui, oltre a costruire le fondamenta del vostro sapere, avete l’opportunità di trarre ogni giorno beneficio dall’integrazione, dal dialogo, dalla compenetrazione tra due culture: quella della Francia e quella dell’Italia, per gli italiani del vostro Paese d’origine e del Paese che vi ospita.

Mi fa piacere avere l’opportunità di rivolgervi un saluto. È un saluto particolarmente caloroso. Vorrei farvi i complimenti per l’impegno che dedicate allo studio, alla cultura, alla lingua italiana, in un luogo che ben rappresenta l’amicizia e il costruttivo incontro dei nostri popoli e della nostra cultura. Voi studenti, dai più giovani, all’inizio del percorso scolastico, a coloro che stanno per concludere il ciclo degli studi, rappresentate una realtà importante non soltanto per la Francia e l’Italia, ma anche per l’Europa. Perché l’Europa non è soltanto l’ambito in cui sussistono i nostri Paesi. Ma è soprattutto un luogo ideale fatto di persone, di esperienze, di affinità, di valori, di sogni: tutti elementi che, anche se non li vedete, si trovano all’interno dei vostri zaini, perché crescono con voi ogni giorno.

È qui, in luoghi come questo, che più che altrove cresce l’Europa. So che vi state impegnando a fondo, con risultati evidenti, anche in importanti competizioni internazionali. Complimenti!

Andrete certamente avanti così, con sempre maggiore impegno. I brillanti risultati sono merito vostro e dei vostri docenti, che saluto con cordialità e che ringrazio per l’impegno, la passione e la dedizione con cui svolgono un ruolo primario nell’insegnamento in Francia, così legata all’Italia da profondi legami storici e culturali.

Il nome di questo Istituto evoca questa stretta interrelazione. Leonardo da Vinci unisce Francia e Italia; le sue opere sono in Francia e in Italia; la sua vita trascorsa in Italia e in Francia. Il suo genio è emblematico di quanto vi sia di comune tra le culture francese e italiana.

Saluto anche tutto il personale che presta qui la sua opera ogni giorno. So che questo Istituto vanta importanti ex allievi e che da qui sono uscite, nella sua ormai quasi centennale esperienza, generazioni di studenti preparati, affidabili, coscienziosi, che hanno testimoniato la validità del percorso formativo che qui si realizza. Ne risulta arricchito il bagaglio culturale e, grazie al confronto fra esperienze diverse, la capacità di affrontare il futuro con fiducia e con determinazione.

In definitiva, venite formati ad essere cittadini di una società aperta.

Care studentesse e cari studenti, la cultura è il miglior biglietto di presentazione. Per definizione, per ciascun Paese, è un patrimonio costituito da custodire e da sviluppare con cura e con applicazione costante.

Anche per questo, dopo avervi salutato, mi recherò al Louvre per inaugurare, insieme al Presidente Macron, una splendida mostra: “Napoli a Parigi”, progettata proprio per mettere in luce le tante connessioni tra Francia e Italia.

Mi auguro che, nei prossimi giorni, possiate anche voi visitarla, per comprendere ancor meglio i legami così profondi che uniscono i nostri due Paesi.

Sarete voi, in futuro, ad avere il compito di mantenere vivi questi legami, approfondendoli, anche attraverso le amicizie che tesserete su questi banchi, attraverso le esperienze che farete, e grazie a quanto saprete restituire alla società di questa vostra così importante esperienza.

Certamente siete consapevoli che il vostro impegno quotidiano è il migliore investimento che possiate fare per voi stessi e per il futuro dei nostri Paesi. Un futuro che è nelle vostre menti, ed è anche realmente nelle vostre mani. Auguri.

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Domanda: nella sua recente visita a Barbiana abbiamo avuto modo di ascoltare le sue parole, che hanno evidenziato come don Milani sia stato veramente il battistrada di una cultura che va contro i privilegi e le emarginazioni. Per questo le vogliamo chiedere qual è il suo pensiero riguardo al modello pedagogico promosso da questo grande priore.

Presidente: grazie, è una bella domanda. Don Milani è stata una figura straordinaria, con una profetica forza prorompente che, da un piccolissimo centro delle montagne toscane, si è diffusa non soltanto in tutta Italia, ma ben oltre i confini italiani. Ha seminato influenza molto più di quanto si possa immaginare. Nel corso del tempo, anche la scuola italiana è cambiata. Anche sulla base delle sensibilità che lui manifestava e che esprimeva e sollecitava. Le varie riforme che si sono succedute hanno preso come punto fondamentale quello per cui una scuola che offre opportunità soltanto a chi è in condizioni economiche adeguate, e non a tutti, non è una scuola. Perché non forma realmente la comunità, che è lo scopo della cultura. In questo l’influenza di don Milani sulla vita scolastica italiana è stata molto più alta di quanto si immagini, perché è stata condivisa. Anche nel Corpo dei docenti italiani è sempre più cresciuta la sensibilità, la consapevolezza di questa responsabilità. È stata quindi un’influenza molto grande che tuttora continua.

Domanda: di recente l’Italia è stata ospite d’onore al Festival du livre di Parigi, a conferma del valore riconosciuto a tutta la letteratura italiana, anche all’estero, classica e contemporanea. A tal proposito le vorremmo chiedere, signor Presidente, come secondo lei la variegata produzione letteraria italiana può portare alla crescita di noi giovani, sviluppando capacità critiche utili all’analisi dei fenomeni che ci circondano nonché dei fenomeni che ci aspettano.

Presidente: lo scambio culturale tra Francia e Italia risale nel tempo, il più antico possibile da quando esistono espressioni culturali. Ha dato un contributo alla cultura europea, che sempre più trova valori e parametri comuni. Ed è fondamentale per la crescita delle società. La cultura è il veicolo con cui si percorre la strada del futuro. Non ce n’è un altro. Senza cultura si rimane immobili, non c’è un avanzamento sociale, non c’è un avanzamento storico, perché non si riesce a comprendere né il presente né il futuro, né a progettare il futuro. I parametri di valutazione e i criteri di considerazione che la cultura offre sono indispensabili per poter procedere. Per questo è fondamentale quello che state facendo: l’approfondimento, il senso critico. Quello di porsi costantemente domande per sviluppare la capacità critica, elaborare un proprio pensiero autonomo è fondamentale. Perché questa creatività, combinata con quella di tutti gli altri, fa avanzare davvero le società. Ed è quello che dovete fare e che state facendo. Auguri.

Domanda: qual è, secondo lei, la migliore cosa della nostra Patria e a cosa pensa quando sente la parola Italia?

Presidente: non è un pensiero mio, ma un pensiero diffuso nel mondo: pensando all’Italia si pensa alla bellezza anzitutto. In fondo, siamo consapevoli, come nazioni latine, di avere delle origini comuni, una visione comune della persona. E questa visione, che è nata nell’antica Grecia, soprattutto in Europa – si è sviluppata a Roma e si è diffusa in tutta Europa – è quella che accomuna Francia e Italia. Però questa della bellezza forse è la cosa che più viene richiamata quando si pensa all’Italia. Per la verità, io sono anche attratto molto da altri Paesi: dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, da altri paesi europei. Vi sono delle straordinarie attrattive affascinanti in tutti i Paesi d’Europa, e in realtà in tutti i Paesi del mondo. Però registro, quando parlo con stranieri – europei o di altri continenti – che, quando pensano all’Italia, pensano essenzialmente alla bellezza. Questa è una cosa che ci fa piacere, sapendo che non deve farci inorgoglire perché la bellezza, in realtà, è ovunque.

Domanda: l’apprendimento interculturale e la comprensione reciproca sono fondamentali per la promozione di una società di multiculturale. Vorrei chiederle per lei, nell’ambito sia politico che professionale, quali sono le esperienze che ricorda maggiormente.

Presidente: una domanda impegnativa. Ti ringrazio. È vero che la disponibilità reciproca, l’apertura reciproca, il rispetto reciproco, l’interesse all’altro, sono quello che fa avanzare la condizione umana. C’era un vecchio detto nell’antica Roma, che era alla base anche di parte del diritto dell’antica Roma: la tua libertà finisce quando comincia quella dell’altro. Non è così, in realtà. È un bel principio per l’epoca. La tua libertà, la mia libertà, si realizza con quella degli altri, insieme a quella degli altri. Non trova un limite in quella degli altri, ma un completamento in quella degli altri. Non c’è vera libertà, se non ne godono tutti. Perché la libertà non è un bene divisibile. Quindi questa integrazione vicendevole, il sentirsi corresponsabili anche della sorte degli altri, di integrarsi con la propria attività con quella degli altri, è quello che fa andare avanti la storia, il mondo, le società, la civiltà. Per questo alla tua domanda su che cosa ricordo particolarmente, rispondo che sono tanti i momenti molto belli e significativi che rammento. Però forse potrei citarne un paio, proprio in questo senso. Le zone di confine sono state nella storia d’Europa sempre zone molto travagliate, oggetto anche di contrasti, di contrapposizioni. Così è stato anche per l’Italia. Il confine orientale d’Italia è stato oggetto di grandi sofferenze. Tra Italia e Slovenia, come con gli altri Paesi dell’ex Jugoslavia, vi sono state sofferenze vicendevolmente inferte e subite. Qualche anno fa, sono andato con il Presidente sloveno di fronte a due cippi che a Trieste ricordano le foibe, i tanti gettati ingiustamente a morire in quei baratri e i quattro sloveni fucilati dal fascismo. Lo abbiamo fatto insieme, abbiamo reso omaggio a entrambi i cippi, tenendoci per mano, indicando che il modo in cui si vive in zone di confine, con popolazioni che hanno culture diverse, non è un limite o un motivo di contrapposizione. È un arricchimento. Tant’è che nell’anno venturo – ne parlavo ieri con il Ministro della cultura italiano, che è qui – due città, una italiana e una slovena, saranno capitale europea della cultura: Gorizia e Nova Gorica, separate a suo tempo da un confine rigido, da un filo spinato che divideva in due persino il cimitero di quella città. Ora non c’è più confine. Lavorano insieme, vivono insieme. Sono insieme, adesso, capitale della cultura europea per l’anno venturo. Perché questo è il messaggio che intendiamo lanciare. Vivendo insieme, rispettandosi, capendo che vi è da apprendere sempre qualcosa dagli altri, si realizza davvero la storia della civiltà. Un’altra cosa da ricordare è questa: tra le varie iniziative che abbiamo assunto alla Presidenza della Repubblica c’è quella di aprire la residenza estiva che ha il Presidente della Repubblica italiana, vicino Roma, a Castelporziano – una riserva naturale molto bella, ampia – ad alcuni gruppi di disabili. Questi gruppi vengono, utilizzano la spiaggia con il mare, girano, guidati per i boschi molto fitti e molto antichi come formazione, vedono gli animali, apprendono come si fanno alcune attività per la cura degli animali e vivono una settimana da protagonisti in questa residenza presidenziale. La cosa straordinariamente bella è come questo li induce a essere più protagonisti, non soltanto della vita propria, ma anche di quella sociale. Perché quello di offrire opportunità fa esprimere protagonismi che altrimenti resterebbero non espressi. Ecco, queste due cose rispondono a quello stesso criterio che tu indicavi prima.

Sant’ Onofrio

 

Sant’ Onofrio


Nome: Sant’ Onofrio
Titolo: Eremita
Nascita: III Secolo, Egitto
Morte: IV Secolo, Egitto
Ricorrenza: 12 giugno
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione

Secondo la leggenda era figlio di un re, a lungo desiderato, ma che, appena nato, fu indicato da un demonio come figlio di una relazione adulterina della regina: sottoposto alla “prova del fuoco”, ne sarebbe uscito indenne. Si isolò dedicandosi alla vita eremitica ancor molto giovane. Il monaco egiziano Pafnuzio, desideroso di conoscere la vita degli anacoreti del deserto, lo incontrò e trascorse con lui gli ultimi giorni di vita di Onofrio a cui dette sepoltura in una grotta.

Pafnuzio riportò la sua esperienza nel libro La Vita che ebbe larga diffusione in Oriente dando l’avvio al culto di sant’Onofrio che si estese per tutta l’Asia minore.

MARTIROLOGIO ROMANO. In Egitto sant’Onófrio Anacoreta, il quale passò religiosamente la vita per sessant’anni in un vasto deserto, e, illustre per grandi virtù e per meriti, volò al cielo. Le sue opere insigni furono narrate dall’Abate Pafnùzio.

È, assieme a Santa Rosalia e Benedetto il Moro, uno dei patroni della città di Palermo, nella quale è ritenuto, assieme a Sant’Antonio da Padova e San Graziano di Tours, protettore di chi cerca oggetti smarriti, nonché delle donne che cercano marito e degli studenti che hanno problemi di studio. Una delle preghiere tipiche, a Palermo, per ottenere l’intercessione del Santo, recita: