Archivi giornalieri: 22 gennaio 2019

il manifesto

 

Scontro sul Cfa, i nazionalismi all’attacco

Francia/Italia. Convocata l’ambasciatrice italiana per chiarimenti dopo le affermazioni Di Maio sulla “moneta coloniale”. La lunga storia del franco Cfa, da strumento anti-protezionismo nel ’39 a retaggio del passato di dominazione (anche se oggi l’Africa è sempre più dipendente dalla Cina). Polemica nazionalista in Francia contro Macron, accusato di voler “svendere” l’Alsazia e la Lorena, alla Germania, con la revisione del Trattato dell’Eliseo firmato oggi a Aquisgrana

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L’ambasciatrice italiana Teresa Castaldo è stata convocata ieri nel tardo pomeriggio al Quai d’Orsay, ricevuta dal direttore di gabinetto della ministra degli Affari europei, Nathalie Loiseau, per spiegazioni sull’accusa del vice-premier Luigi Di Maio (ripresa da Di Battista), sul Cfa, il Franco della comunità finanziaria africana, giudicato una “moneta coloniale” che, limitando la sovranità monetaria dei 15 paesi africani che vi aderiscono, favorirebbe l’immigrazione. Il governo italiano minaccia “sanzioni”, la Francia giudica le affermazioni “inaccettabili e senza fondamento” e ricorda che “non è la prima volta” che da Roma arrivano “commenti inaccettabili e aggressivi”.

L’Italia mette i piedi con gli scarponi in una storia lunga ottant’anni, che da tempo solleva polemiche e forti critiche in Africa, ma lo fa con intenti nazionalisti, pensando alle prossime elezioni europee più che al benessere dei paesi africani della zona Cfa. Emmanuel Macron, primo presidente francese ad aver dichiarato che la colonizzazione va considerata un “crimine contro l’umanità”, ha sostenuto che se un paese vuole uscire dal Cfa ha tutta libertà di farlo. Del resto, alcuni paesi sono usciti nel passato (Madascar e Mauritania, nel ’73), altri hanno voluto farlo (Burkina, con Sankara, che è stato assassinato prima), altri hanno aderito più di recente (Guinea Equatoriale nell’85, Guinea Bissau nel ’97). Nel 2015, il presidente del Ciad, Idriss Déby, ha criticato il Cfa, “oggi garantito dal tesoro francese. Ma questa è la nostra moneta”, mentre la cooperazione monetaria con Parigi contiene “clausole ormai superate”, che “bisognerà rivedere”.

Il Cfa è articolato intorno a 4 principi: centralizzazione delle riserve di cambio nel tesoro francese; garanzia di un cambio fisso Cfa-euro; libera convertibilità con l’euro e libera circolazione dei capitali. Per permettere l’equilibrio globale delle riserve monetarie, i paesi Cfa versano il 50% delle loro riserve di cambio al Tesoro francese, che garantisce prestiti in euro se mancano divise: oggi, si tratta all’incirca di 12 miliardi di euro, su cui la Francia paga degli interessi ai paesi africani (che Parigi contabilizza pero’ nell’aiuto allo sviluppo). Con la nascita dell’euro, la Francia aveva ottenuto che gli accordi di cooperazione monetaria della zona Franco non venissero colpiti dall’integrazione europea, malgrado il Cfa sia il solo sistema monetario coloniale sopravvissuto alla decolonizzazione e che ancora oggi permette una partecipazione dei francesi nelle Banche centrali dei paesi Cfa.

Nel 2008, la Ue ha giudicato che il Cfa permette “vantaggi relativamente bassi” ai paesi che vi aderiscono, anche se ci sono alcuni “effetti favorevoli” che riguardano la stabilità monetaria. Il prezzo è pero’ il rigore economico, imposto dal fatto che il Cfa è dal ’99 legato all’euro, moneta forte (all’epoca del Franco francese era un’altra storia, nel ’94 per esempio il Cfa ha subito la svalutazione del Franco). Il Cfa è stato voluto dalla Francia nel ’39, una difesa verso il protezionismo che si era diffuso dopo la crisi del ’29. Il Cfa che esiste oggi deriva dall’accordo del 25 dicembre ’45, firmato dal generale de Gaulle dopo gli accordi di Bretton Woods, che mirava alla trasformazione di un impero coloniale che stava finendo in uno spazio economico, in difesa degli interessi della Francia. Molti economisti ritengono che solo “un’uscita panafricanista” potrebbe risolvere la situazione in modo positivo, evitando che delle monete deboli vengano travolte dalla svalutazione. Il peso economico della Francia in Africa è in netto declino: oggi, il 55% dei prestiti bilaterali dei paesi africani sono stati contratti con la Cina.

A pochi mesi dalle elezioni europee, le polemiche nazionaliste occupano il terreno. Oggi, Macron e Angela Merkel firmato a Aquisgrana la revisione del Trattato dell’Eliseo, di cooperazione tra Francia e Germania, stabilito nel ’63 da De Gaulle e Adenauer. Il testo è poco ambizioso, ma in Francia sta scatenando i complottisti, molto seguiti anche dai gilet gialli, che accusano Macron di “tradimento’”, perché starebbe “svendendo” alla Germania l’Alsazia e della Lorena” (il nuovo Trattato prevede una maggiore cooperazione transfrontaliera).

San Vincenzo di Saragozza

 

San Vincenzo di Saragozza


San Vincenzo di Saragozza

Nome: San Vincenzo di Saragozza
Titolo: Diacono e martire
Ricorrenza: 22 gennaio
Protettore di: vinai

S. Vincenzo, illustre martire di Gesù. Cristo, nacque a Saragozza in Spagna. Sotto la disciplina di Valerio, vescovo di quella città, fu istruito nelle scienze e nella pietà. In breve fece tali progressi che meritò di essere consacrato diacono coll’incarico (nonostante fosse ancora assai giovane) di predicare la parola divina.

Incrudeliva allora la persecuzione contro i Cristiani, mossa dagli imperatori Diocleziano e Massimiano nell’anno 303. Tra i persecutori si distinse Daciano, governatore della Spagna, il quale ordinò che tutti i Cristiani fossero arrestati e rinchiusi in orride prigioni.

Fra questi furono arrestati Vincenzo ed il vescovo Valerio. Tradotti davanti al giudice, Vincenzo, cui Valerio aveva ceduto la parola, disse: « Noi siamo cristiani, disposti a soffrire qualunque pena per il culto del vero Dio ».

Daciano si contentò di mandare Valerio in esilio, rivolgendo tutto il suo furore contro il giovane ‘Vincenzo.

Prima di tutto fu condannato allo stiramento delle membra ed ai flagelli, il che gli venne fatto con tanto strazio che alla fine si videro scoperte le ossa. Il giudiet a tal vista si raddolcì un po’; ma vedendo che Vincenzc era desideroso di soffrire maggiormente, lo condannò al supplizio del fuoco, che è senza dubbio la più crudele di tutte le pene. Vincenzo, intrepido in mezzo a quei nuovi tormenti, novello S. Lorenzo, diceva ai carnefici: « Tagliate e mangiate, da questo lato sono già cotto » Il governatore, disperato di non poter vincere queste campione della fede, lo rimandò in carcere, con l’ordine di farlo distendere sopra appuntite schegge di vasi rotti e di mettergli i piedi tra i ceppi. Ma Iddio non abbandonò il suo servo: gli Angeli del cielo vennero z confortarlo e a cantare con lui le lodi al Signore.

Il carceriere ne fu profondamente colpito e si convertì, ricevendo poco dopo il santo Battesimo.

La notizia di questa conversione ferì il cuore di Daciano, che pianse di rabbia. Ciononostante, il Santo in quiete, e permise ai fedeli di andarlo a visitare. Questi, piangendo, baciavano le cicatrici delle sut piaghe e raccoglievano il suo sangue con pannolini che poi ritenevano come preziose reliquie.

In seguito il Santo fu messo sopra di un morbide letto di piume, ma tosto morì.

Daciano ordinò che il suo cadavere fosse gettato in un campo, come cibo alle bestie; ma Iddio mandò un corvo a difenderlo dagli uccelli rapaci.

Daciano neppur a questo prodigio si arrese, ma fece gettare il cadavere in alto mare cucito in un sacco, attaccandolo ad una macina, affinché andasse a fondo.

Il santo corpo però, per virtù divina, galleggiò sopra le acque finché le onde lo sospinsero sul lido, dove i Cristiani lo raccolsero e lo riposero nel sepolcro, sopra del quale fu poi fabbricata una grande chiesa in suo onore.

PRATICA. Chi mi separerà dalla Carità di Cristo? La tribolazione… la fame… la persecuzione? Sono sicuro che né questa, né tutte le potenze del mondo, saranno bastanti a separarmi dall’amor di Dio (S. Paolo).

PREGHIERA. Sii propizio, Signore, alle nostre suppliche affinché noi che ci riconosciamo rei per la nostra iniquità, ne siamo liberati per intercessione del santo martire Vincenzo.