Archivi giornalieri: 5 novembre 2023

Come il parlamento valuta l’attuazione del Pnrr

Come il parlamento valuta l’attuazione del Pnrr

Le norme attribuiscono alle camere il potere di richiedere tutte le informazioni e i documenti utili per esercitare il controllo sull’attuazione del Pnrr e del fondo complementare. Un ruolo di primo piano è svolto dalle commissioni.

Definizione

Il parlamento ha poteri potenzialmente molto rilevanti per quanto riguarda la verifica dello stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Alle camere infatti sono attribuite ampie prerogative per quanto riguarda l’accesso a dati e informazioni, oltre alla possibilità di svolgere audizioni dei soggetti coinvolti nella realizzazione delle diverse misure.

A livello normativo, una prima disposizione in merito è prevista dall’articolo 43 della legge europea 2019-2020. Qui si prevede infatti che le commissioni parlamentari competenti svolgano un’attività di controllo sul corretto utilizzo delle risorse assegnate all’Italia.

La legge di bilancio per il 2021 ha poi introdotto l’obbligo per il governo di trasmettere alle camere una relazione annuale sullo stato di avanzamento del piano. Nel documento dovrebbero essere riportate informazioni sull’utilizzo delle risorse e sui risultati raggiunti. Si prevede inoltre che siano evidenziate le misure necessarie per accelerare l’avanzamento dei progetti e migliorare la loro efficacia rispetto agli obiettivi perseguiti.

Successivamente, il decreto legge 77/2021 (articolo 2, comma 2, lettera e) ha invece stabilito che queste informazioni debbano essere inviate con cadenza semestrale. La responsabilità dell’invio di questi dati ricade in particolare sulla cabina di regia, oltre che sul ministro deputato.

Le commissioni parlamentari hanno ampi poteri di controllo sul Pnrr.

La cabina di regia inoltre è tenuta a inviare alle commissioni parlamentari competenti per materia ogni ulteriore elemento utile a valutare lo stato di avanzamento degli interventi, il loro impatto e l’efficacia rispetto agli obiettivi perseguiti. In particolare nel sostegno all’occupazione dei giovani e alla lotta alle disuguaglianze di genere.

Al termine dell’esame di ogni relazione semestrale possono essere adottati atti di indirizzo (come mozioni o risoluzioni) al governo che indicano le eventuali criticità riscontrate nel programma di adozione delle riforme e nello stato di avanzamento degli investimenti.

Da notare infine che l’articolo 9 bis del decreto legge 152/2021, al comma 2, stabilisce che qualora il governo intenda modificare il Pnrr, la proposta prima dell’invio alla commissione europea deve essere condivisa con le camere “in tempo utile per consentirne l’esame parlamentare”. 

Dati

A oggi sono uscite 3 relazioni del governo per il parlamento. La prima risale al 23 dicembre del 2021. La seconda è del 5 ottobre 2022. La terza, che è anche la prima e per ora unica relazione del governo Meloni, è stata trasmessa al parlamento l’8 giugno scorso. 

Inoltre, dal suo insediamento, il governo Meloni ha reso alle camere 4 informative urgenti sul Pnrr (2 per ogni aula). Le prime il 26 aprile in merito allo stato di attuazione del piano, con particolare riferimento alle scadenze legate alla terza e alla quarta rata. Le seconde l’1 agosto e in questo caso l’oggetto era la presentazione della proposta di revisione complessiva del Pnrr. Da notare invece che la prima proposta di revisione, limitata alla modifica di 10 scadenze relative al primo semestre 2023, non è stata preceduta da un passaggio in parlamento prima dell’invio a Bruxelles.

Solo nella seconda occasione il parlamento si è espresso con un atto di indirizzo al termine della discussione. In entrambe le camere però la maggioranza ha fatto quadrato, respingendo gli atti presentati dalle opposizioni e approvando una sola risoluzione dai contenuti molto generici. Il ministro Fitto inoltre è intervenuto il 19 luglio in audizione nelle commissioni bilancio e politiche Ue sia alla camera che al senato.

Per quanto riguarda l’analisi delle commissioni sulla terza relazione del governo, a oggi il lavoro non è ancora concluso. Non sono stati deliberati quindi atti di indirizzo in merito. In base a quanto riportato dai resoconti delle commissioni, il numero di sedute in cui sì è affrontato il tema risulta essere abbastanza basso. Con una prevalenza del senato rispetto alla camera.

35 le sedute di commissione in cui si è discusso della terza relazione sull’attuazione del Pnrr.

In base alla documentazione disponibile, oltre al ministro Fitto, nell’ambito della loro attività di controllo le commissioni hanno acquisito anche le osservazioni di diversi soggetti. Tra cui: la conferenza delle regioni, l’associazione nazionale comuni italiani (Anci), i sindacati, la corte dei conti e alcune delle aziende partecipate coinvolte nella realizzazione del piano.

Analisi

Sono diversi gli elementi di criticità che emergono relativamente al controllo parlamentare del Pnrr. Il primo e più evidente riguarda il fatto che il governo avrebbe dovuto presentare una relazione sul piano con cadenza semestrale. Cosa che per il momento non è mai avvenuta. Infatti, il governo guidato da Mario Draghi prima e quello di Giorgia Meloni poi finora ne hanno presentata una all’anno.

Un secondo aspetto da rimarcare riguarda il fatto che il lavoro svolto dalle commissioni nel tempo si è ridimensionato. In precedenza infatti ogni commissione aveva affrontato nel dettaglio gli aspetti di propria competenza e proposto specifici atti di indirizzo. Ciò non avviene più. 

In base a quanto riportato in un report realizzato dai centri studi di camera e senato infatti la modalità con cui il parlamento si è approcciato all’analisi di questi documenti nel tempo è cambiata. Per la prima relazione infatti ogni commissione ha approfondito i profili di propria competenza. A partire dalla seconda invece le commissioni bilancio e politiche dell’Unione europea hanno acquisito un ruolo di primo piano, mentre le altre si sono limitate a esprimere pareri ma senza approfondire più di tanto la discussione.

Dalla seconda relazione sul Pnrr, l’analisi delle commissioni è diventata meno approfondita.

In base a quanto è possibile ricostruire dai resoconti, alla camera oltre alle già citate commissioni bilancio e politiche Ue, del tema si sono occupate per quanto di loro competenza le commissioni culturalavoro e affari sociali. Al senato invece sostanzialmente tutte le commissioni hanno visto un loro coinvolgimento, anche se molto parziale. Salvo quelle per il bilancio e per le politiche Ue, negli altri casi si è trattato della formulazione di un “parere non ostativo”. Sostanzialmente quindi, salvo pochi casi, le altre commissioni non sono entrate nel merito.

Se l’obiettivo di questa nuova impostazione era quello di velocizzare i lavori, non sembra comunque essere stato raggiunto. Infatti, a distanza di oltre 4 mesi dalla presentazione del documento governativo, la discussione è ancora in corso.

Un altro elemento che vale la pena sottolineare riguarda il fatto che, nonostante gli ampi poteri attribuiti dalle norme, le richieste di informazioni ulteriori rispetto a quanto contenuto nella relazione e alle informative del ministro Fitto sono state molto generiche. Gli esponenti dell’opposizione da questo punto di vista hanno lamentato una certa ritrosia del governo nel condividere informazioni dettagliate. Cosa che gli renderebbe più difficile approfondire i vari temi. Peraltro si tratta di un elemento che, su specifici aspetti, è stato rilevato anche da esponenti della maggioranza.

Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), […] sottolinea un innegabile difetto di comunicazione da parte del Ministro Fitto. Rileva infatti che quest’ultimo, nella citata audizione dello scorso 19 luglio, ha evidentemente ritenuto di non dover fare alcun accenno all’importante accordo che pure era in via di conclusione tra il Governo italiano e la Commissione europea [l’approvazione della modifica delle 10 scadenze relative alla quarta rata, ndr] e di cui naturalmente non poteva che essere già allora ampiamente a conoscenza, mortificando in tal modo il ruolo istituzionalmente assegnato alle Commissioni.

Come denunciamo da tempo, le carenze dell’attuale esecutivo – come anche del precedente – in termini di trasparenza  sono innegabili. Al contempo però occorre rilevare una scarsa capacità di entrare nel merito delle questioni anche da parte delle opposizioni. Anche in commissione infatti le dichiarazioni appaiono più improntate alla polemica politica che a un effettivo controllo sullo stato di attuazione del piano.

 

Come si genera l’energia geotermica

Come si genera l’energia geotermica

Si tratta di un sistema di produzione energetica che sfrutta il calore della terra. Ha una diffusione limitata, ma il suo potenziale è notevole.

Definizione

Il sistema geotermico sfrutta il calore prodotto dalla terra per generare energia. Tale calore si rende disponibile attraverso acqua o vapore, naturalmente (tramite geyser, per esempio) o artificialmente (in seguito a perforazione). L’energia generata è poi usata principalmente per riscaldamento, orticoltura, acquacoltura e processi industriali.

Si tratta di una modalità di produzione di energia da fonte rinnovabile importante e dall‘elevato potenziale per via di alcune sue caratteristiche. Tuttavia in Italia ha un peso ridotto e negli ultimi anni ha subito una ulteriore riduzione.

Secondo il gestore servizi elettrici (Gse), nel nostro paese quella di origine geotermica ammonta ad appena il 5,1% del totale dell’elettricità derivata da fonti rinnovabili. Una cifra molto contenuta, se si considera che l’idroelettrico arriva al 39%, il solare al 21,5%, l’eolico al 18% e le biomasse al 16,4%. Non è sempre stato così: nel 2007 raggiungeva, come contributo totale, il 12%, ma le altre fonti hanno acquisito negli anni maggiore importanza.

Il geotermico è stabile, produttivo e affidabile.

Eppure si tratta della fonte rinnovabile più produttiva, come afferma il Gse. Anche la international energy agency (Iea) evidenzia le sue caratteristiche positive. In particolare è stabile nel tempo, anche attraverso le stagioni, non subisce l’effetto dei cambiamenti climatici e meteorologici e ovunque nel mondo è ampiamente disponibile. Tutto questo la rende molto più affidabile e costante rispetto ad altri sistemi di gran lunga più diffusi come il fotovoltaico e l’eolico.

Tuttavia il sistema presenta anche degli svantaggi, come afferma la commissione europea. Per esempio il fatto che la costruzione degli impianti abbia costi abbastanza elevati, anche se limitati alla fase iniziale, legati alla necessità di esplorare il terreno e scavare pozzi profondi. Inoltre questi processi possono avere un impatto ambientale, dovuto principalmente alla perforazione del suolo in fase di realizzazione dell’impianto e al successivo prelievo di vapore dalla terra. Tra le altre cose, tali fenomeni possono incrementare il rischio sismico.

Dati

La produzione di energia da fonte geotermica in Italia è rimasta pressoché stabile nel corso degli ultimi 15 anni. A differenza di altre fonti rinnovabili come l’eolico e soprattutto il solare fotovoltaico, che hanno invece registrato aumenti notevoli. Dal 2013 a oggi infatti non è cambiato il numero di impianti presenti sul territorio italiano: sono 34, tutti in Toscana, attualmente l’unica regione del nostro paese a produrre energia con questa modalità.

Per la prima volta dal 2015, la produzione è scesa sotto i 6mila gigawattora (Gwh).

5.914 Gwh l’energia prodotta da fonte geotermica in Italia nel 2021.

La produzione di energia geotermica ha avuto un andamento generalmente costante, rimanendo perlopiù su valori compresi tra i 5mila e i 6mila Gwh. Il dato più elevato si è registrato nel 2016 (6.289 Gwh) e da allora si è verificato un lieve ma continuo calo.

Secondo le rilevazioni del Gse, l’energia generata dal geotermico è utilizzata prevalentemente nel settore del commercio e dei servizi, e all’interno di questo, soprattutto per usi termali (da soli costituiscono il 51% del totale). Altri utilizzi importanti sono acquacoltura e orticoltura, seguiti dall’agricoltura.

Analisi

Secondo Ieaper raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2030 la produzione mondiale di energia geotermica dovrebbe arrivare a 330 Twh, mentre attualmente (nel 2020) è di appena 94 Twh (una cifra che peraltro non è neanche raddoppiata in 20 anni). È chiaro che per realizzare appieno il suo potenziale ai fini del processo di transizione energetica non bastano le applicazioni attuali.

Uno degli ambiti di maggior interesse, anche in Italia, è la cosiddetta geotermia profonda, ovvero impianti di energia geotermica realizzati a una profondità maggiore, che quindi possono sfruttare più calore. Ogni 100 metri di profondità la temperatura aumenta infatti di 3 gradi centigradi, in media. E in alcune zone naturalmente predisposte per via della presenza di anomalie geologiche o vulcaniche, la variazione può raggiungere i 12 gradi.

Si scava quindi più in profondità per ottenere impianti che intercettano una quantità più elevata di energia termica. Un esempio in Europa è il progetto Deepegs, realizzato in Islanda, dove l’impianto ha raggiunto quasi 5 chilometri di profondità. In fondo al pozzo, la temperatura arriva fino a 427 gradi centigradi.

 

Che cosa fanno i viceministri e i sottosegretari di stato

Che cosa fanno i viceministri e i sottosegretari di stato

Coadiuvano i ministri nell’esercizio delle loro funzioni ed esercitano i compiti ad essi delegati tramite decreto ministeriale. Un massimo di 10 sottosegretari possono ricevere anche la nomina a viceministro.

Definizione

I sottosegretari di stato sono nominati con decreto del presidente della repubblica su proposta del presidente del consiglio, in accordo con il ministro di riferimento. Il loro compito è quello di coadiuvare i ministri nell’esercizio delle loro funzioni. In un momento successivo alla nomina vengono loro attribuite delle deleghe specifiche tramite decreto ministeriale. Possono intervenire alle sedute delle camere e delle commissioni parlamentari facendo le veci dell’esecutivo e rispondendo a interrogazioni e interpellanze. Tuttavia non partecipano alle riunioni del consiglio dei ministri.

Il sottosegretario verbalizzante è una figura di primo piano all’interno dell’esecutivo.

Fa eccezione a questo quadro il sottosegretario alla presidenza del consiglio con funzioni di segretario del consiglio dei ministri. Questo infatti viene nominato contestualmente ai ministri e non dopo come i suoi colleghi. Inoltre la sua presenza è prevista in sede di consiglio dei ministri visto che spetta a lui il compito di verbalizzare le sedute. Pur essendo a tutti gli effetti un sottosegretario si tratta solitamente di una figura molto importante all’interno dell’esecutivo, che lavora a stretto contatto con il presidente del consiglio stesso.

Ma anche altri sottosegretari possono assumere, in un secondo momento, un ruolo più rilevante rispetto ai loro colleghi. La legge infatti prevede che fino a un massimo di 10 sottosegretari possano essere nominati viceministri (L. 400/1988, articolo 10).

10 il numero massimo di viceministri previsti dalla legge.

A differenza dei normali sottosegretari, a questi devono necessariamente essere conferite deleghe relative a uno o più dei dipartimenti o delle direzioni di cui è composto il ministero in cui operano. Questo vuol dire che ai viceministri è attribuito un potere effettivo su una parte dell’amministrazione del dicastero. In aggiunta i viceministri, se invitati dal presidente del consiglio, possono partecipare alle riunioni del consiglio dei ministri, ma senza diritto di voto.

Di norma ciascun ministro può decidere se nominare o meno dei viceministri. A partire dal 2014 però la legge (L.125/2014, articolo 11) impone a ogni nuovo ministro degli esteri la nomina di un viceministro alla cooperazione allo sviluppo.

Né la figura del sottosegretario né quella del viceministro sono disciplinate dalla costituzione. Questi ruoli sono invece previsti dalla legge 400 del 1988, che tuttavia non definisce il numero massimo di sottosegretari che possono essere nominati. Un’altra norma tuttavia (legge 300 del 1999) stabilisce un numero massimo di 65 componenti per ciascun governo. Di conseguenza il numero di sottosegretari che possono essere nominati deriverà innanzitutto dalla scelta del numero di ministri.

65 il numero massimo di componenti del governo inclusi il presidente del consiglio, i ministri, i viceministri e i sottosegretari.

Dati

Osservando i dati alla nascita di ciascun esecutivo emerge che il governo Meloni ha nominato il numero massimo di componenti previsto dalla legge, così come prima avevano fatto i due governi guidati da Giuseppe Conte. A differenza di questi però Meloni ha nominato più ministri e meno sottosegretari.

Più in generale comunque si può osservare come nelle ultime due legislature i governi abbiano tutti nominato 65 componenti, con l’eccezione del governo Draghi che si è fermato a 64. Nella legislatura precedente invece i numeri erano un po’ più bassi, arrivando a 61 o 62 membri.

Analisi

La scelta di quanti sottosegretari e viceministri nominare dipende in larga parte dagli equilibri interni a ciascun esecutivo. Nominandone il numero massimo fin dall’inizio il governo può più facilmente accontentare le richieste che provengono dalle diverse forze della maggioranza. In questo modo però l’esecutivo si preclude la possibilità di nuove nomine nel momento in cui la fase politica lo renda opportuno.

Questa decisione inoltre produce effetti anche sugli equilibri e sui lavori parlamentari. Tradizionalmente infatti i componenti del governo sono per la maggior parte anche parlamentari. Dati gli impegni di governo però di solito dedicano poco tempo ai lavori in aula e nelle commissioni. Questo aspetto, che è sempre stato presente, assume maggiore rilevanza da quando, con l’avvio della legislatura attuale, è stato ridotto il numero di parlamentari. Questa considerazione tuttavia non sembra aver influito sulle scelte del governo Meloni, nonostante in alcune commissioni il margine della maggioranza risulti abbastanza ristretto.

 

San Guido Maria Conforti

 

San Guido Maria Conforti


Nome: San Guido Maria Conforti
Titolo: Fondatore dei Miss. Saveriani
Nascita: 30 marzo 1865, Casalora di Ravadese
Morte: 5 novembre 1931, Parma
Ricorrenza: 5 novembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Beatificazione:
17 marzo 1995, Roma, papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione:
23 ottobre 2011, Roma, papa Benedetto XVI
Dalla sua aveva una volontà di ferro, una passione travolgente per la diffusione del Vangelo e tanti sogni che illuminavano le sue giornate, ma non la salute. Nelle sue condizioni soffriva di epilessia e sonnambulismo chiunque sarebbe rimasto ai blocchi di partenza; lui invece s’è lanciato con foga e tenacia, giungendo dove sognava di arrivare, cioè a riprendere l’evangelizzazione della Cina dal punto in cui il grande missionario gesuita, san Francesco Saverio, era stato costretto a fermarsi dalla morte, che l’aveva colto nel 1552. Non lo farà di persona, perché la malattia continuerà a segnare e a porre limiti alla sua vita, ma attraverso i confratelli della congregazione missionaria cui darà vita. Non solo, ma riuscirà a reintrodurre nella vita della chiesa lo spirito evangelico della missione ad gentes, per diversi motivi fortemente appannato.

Guido Conforti nasce il 30 marzo 1865 a Casalora di Ravadese, nel parmense. È l’ottavo dei dieci figli di Rinaldo e Antonia Adorni. Dopo aver studiato dai Fratelli delle scuole cristiane e superato le perplessità del papà, non troppo felice per la sua scelta, Guido entra nel seminario di Parma. La sua vocazione è legata a un episodio che, diventato vescovo, ricorderà spesso. Nella chiesa della Pace in Borgo delle Colonne, sulla strada che percorre per andare a scuola, c’è un Crocifisso davanti al quale si ferma spesso a pregare: «Io lo guardavo e lui guardava me e mi pareva che dicesse tante cose», racconterà assicurando che la sua vocazione sacerdotale è nata lì.

A diciassette anni, i primi sintomi della malattia, che potrebbe sbarrargli la strada verso il sacerdozio, ma il rettore, monsignor Andrea Ferrari (futuro arcivescovo di Milano e santo) lo rincuora e lo guida fino all’ordinazione sacerdotale, che avviene nel santuario di Fontanellato (Parma) il 22 settembre 1888. Dopo l’ordinazione, don Guido ritorna in seminario a proseguire nell’incarico di vicerettore, che monsignor Ferrari gli ha affidato da chierico e che ha svolto con intelligenza e cuore dimostrando di essere un buon educatore. A ventotto anni è eletto vicario generale della diocesi parmense.

In seminario, il giovane Conforti ha letto una biografia di san Francesco Saverio e rimane affascinato dal suo spirito e dalle sue imprese missionarie. La prematura conclusione della missione dell’eroico gesuita accende il lui il sogno di riprenderla e proseguirla. Si sente missionario e vuole fare il missionario, ma con la malattia che si ritrova nessun istituto dedito alla missione è disposto ad accettarlo.

E allora che cosa fa? Il 3 dicembre 1895 (festa di san Franceso Saverio) ne fonda uno per conto suo, che chiama Istituto emiliano per le missioni estere, tre anni dopo ufficialmente riconosciuto come Congregazione di san Francesco Saverio per le missioni estere.

All’inizio ha pochi alunni e un solo prete che lo aiuta, ma assai presto può consegnare la croce ai primi due missionari saveriani diretti in Cina, Gaio Rastelli e Odoardo Mainini. Conforti a questo punto è in una situazione delicata: mentre è vicario generale della diocesi di Parma, prepara preti da mandare in missione, e questo in un momento storico in cui la missione è vista come una sottrazione di elementi al clero locale, e lui ha il suo bel daffare per convincere i confratelli che la chiesa è per la sua stessa natura missionaria.

Intanto nel 1902, a trentasette anni, è nominato arcivescovo di Ravenna, ma sulla cattedra di Sant’Apollinare resta un solo anno, costretto al ritiro dall’acuirsi della sua malattia. Nel frattempo, uno dei suoi missionari in Cina muore e l’altro ritorna in Italia. In questo periodo Conforti si dedica alla formazione dei giovani aspiranti missionari.

Un periodo beve, perché Pio X lo nomina coadiutore del vescovo di Parma e nel 1907 successore del presule defunto. Reggerà la diocesi parmense per quasi venticinque anni, sempre attivissimo: indìce due sinodi, visita per cinque volte ciascuna delle trecento parrocchie, avendo al vertice delle sue preoccupazioni pastorali l’istruzione religiosa dei fedeli. Istituisce e promuove l’Azione cattolica, soprattutto tra i giovani. Intanto i suoi missionari saveriani fanno ritorno in Cina e nel 1912 uno di loro, padre Luigi Calza, è nominato vescovo di ChengChow e a consacrarlo nella cattedrale di Parma è monsignor Conforti.

Nello stesso anno, assieme a don Giuseppe Allamano, fondatore a Torino dei Missionari della Consolata, si fa promotore di una campagna per ridestare nella chiesa la sua connaturata vocazione missionaria. I due lanciano un appello al papa, che non cade nel vuoto: la Giornata missionaria mondiale, che sarà istituita poi nel 1926 da papa Pio XI, è frutto anche dell’interesse suscitato dall’appello.

Ecco altre due date importanti nella vita di monsignor Conforti e del suo istituto: 1921 e 1928. Il 15 agosto 1921 sono definitivamente approvate dal papa le costituzioni dell’Istituto saveriano che regolano la vita delle comunità. Nel 1928 Conforti è in Cina a far visita ai suoi missionari e a consolidare il legame di comunione fra la comunità cattolica di Parma e la giovane chiesa dell’Honan occidentale, il sogno di Francesco Saverio avverato…

Monsignor Conforti trova nella missione ottimi motivi per essere un eccellente pastore della sua diocesi, che rievangelizza attraverso la catechesi e la carità, vissuta in tutte le direzioni, in particolar modo nell’assistere le famiglie colpite dai lutti e dai disagi della prima guerra mondiale, impegno riconosciuto anche dal governo italiano che gli conferisce un’alta onorificenza.

Tornato dalla Cina, monsignor Conforti riprende la sua attività, ma il suo fisico tanto provato, pur sorretto da un’indomita volontà, cede irrimediabilmente. Il 5 novembre 1931, accompagnato dai confratelli e confortato dal sacramento degli infermi, si addormenta nel Signore.

Nel 1995 Giovanni Paolo II lo proclama beato, mentre Benedetto XVI il 23 ottobre 2011 lo cinge dell’aureola dei santi.

PRATICA. I dolori di Gesù e di Maria si imprimano nel nostro cuore, vi rimangano profondamente scolpiti, ci ispirino ripugnanza al peccato e siano indelebile sigillo di amore

PREGHIERA O Dio, che ti sei degnato di rendere mirabile San Guido Maria nel predicare la passione del tuo Unigenito e nel superare tutte le avversità, concedici per la sua intercessione che, muniti contro le subdole insidie dei nemici, godiamo pienamente del frutto del divino Sangue

MARTIROLOGIO ROMANO. A Parma, San Guido Maria Conforti, vescovo, che, da buon pastore, sempre vegliò in difesa della Chiesa e della fede del suo popolo e, spinto dalla sollecitudine per l’evangelizzazione dei popoli, fondò la Pia Società di San Francesco Saverio.

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Domande Frequenti

  • Quando si festeggia San Guido Maria Conforti?

  • Quando nacque San Guido Maria Conforti?

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  • Quando morì San Guido Maria Conforti?

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