Archivi giornalieri: 12 febbraio 2024

Prof. Casula: “Tricolore: da 227 anni senso di unità degli italiani”

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Prof. Casula: “Tricolore: da 227 anni senso di unità degli italiani”

Nella festa del Tricolore, il professor Carlo Felice Casula racconta a Interris.it i 227 anni della bandiera italiana, dalla Repubblica Cispadana all’epoca napoleonica, dal Risorgimento, all’Unità d’Italia, fino alla nascita della Repubblica

 

Roma – Il Torrino del Palazzo del Quirinale illuminato con il Tricolore. Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Nel suo Canto agli ItalianiMameli scriveva: “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme”. Il Tricolore nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Nei suoi 227 anni, da simbolo di riscossa è divenuto emblema di libertà conquistata con il sacrificio di molti. Espressione delle speranze e degli eroismi di un popolo diviso che voleva l’Italia unita, il Tricolore da simbolo di riscossa è divenuto emblema di libertà conquistata con il sacrificio di molti. Simbolo della nostra identità, rappresenta ancora oggi il sentimento di unità degli italiani.

Nella Festa del Tricolore, il professor Carlo Felice Casula racconta a Interris.it i 227 anni della bandiera italiana, dalla Repubblica Cispadana all’epoca napoleonica, dal Risorgimento, all’Unità d’Italia, fino alla nascita della Repubblica.

Dalla rivoluzione francese alla Repubblica Cispadana

La bandiera della Repubblica italiana – esordisce il prof. Casula – nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso, e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”.

In realtà, come spesso avviene, la scelta non nasce dal nulla. Perché già nel decennio precedente il Tricolore verde bianco e rosso aveva cominciato a circolare, ad essere usato soprattutto dai militari e dai simpatizzanti della rivoluzione francese.

Si trattava di riprendere in Italia il modello del Tricolore francese – blu, bianco e rosso – adottato il 15 febbraio 1794 per sostituire il vecchio simbolo della casa regnante francese. Rispetto al modello francese, sul tricolore italiano c’è il colore verde, scelto forse per riprendere il colore delle uniformi della Guardia civica milanese. 

L’epoca napoleonica

La prima campagna d’Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l’antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono numerose repubbliche giacobine, di chiara impronta democratica. La maggior parte non sopravvisse alla controffensiva austro-russa del 1799. Tuttavia, esse rappresentano la prima espressione di quegli ideali di indipendenza che alimentarono il nostro Risorgimento.

Il Risorgimento

Chiusa la stagione del ’48, la bandiera divenne il simbolo di una riscossa divenuta ormai nazionale. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la prima guerra d’indipendenza e che termina con queste parole: “(…) per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe (…) portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana”.

L’unificazione d’Italia e re Vittorio Emanuele II

Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia. La bandiera della nuova Italia formatasi dopo l’unificazione continuò ad essere quella della prima guerra d’indipendenza: resta lo stemma Sabaudo al centro, su sfondo bianco.

E’ una bandiera che raccoglie sia quello che era stato il portato rivoluzionario risorgimentale sia il perseguire della dinastia Sabauda. Proprio per marcare questa continuità, Vittorio Emanuele II da re di Sardegna diventa re d’Italia senza mutare il suo nome: a rigor di logica si sarebbe dovuto chiamare Vittorio Emanuele I – essendo il primo re d’Italia – ma volle sottolineare la continuità dinastica della casata Sabauda. E venne lasciata la numerazione precedente: re Vittorio Emanuele II.

La Repubblica Sociale italiana

Forse è meno noto che anche durante gli anni dell’occupazione tedesca, la Repubblica Sociale italiana conservò il Tricolore come bandiera anche se al suo interno conteneva il simbolo del fascio littorio per evidenziare che si trattava di un nuova realtà statuale. Realtà non proprio indipendente essendo sotto controllo stretto dell’occupante tedesco.

Dall’Italia Fascista all’Italia Repubblicana: il tricolore

Un altro passaggio ancora si ha dopo la fine del fascismo con il passaggio all’Italia Repubblicana con la nascita del Tricolore che diventa quello che noi abbiamo ancora oggi: le tre bande di colori verticali perfettamente uguali l’una all’altra come dimensione, ovviamente senza più lo stemma sabaudo, essendo ora la bandiera della Repubblica italiana.

Il Tricolore venne confermato dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino dall’arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l’emozione di quel momento, quando il presidente Meuccio Ruini pone ai voti la nuova formula: “Pongo ai voti la nuova formula: ‘La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni’. Viene approvata. L’Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi in un vivissimo e prolungato applauso”.

Il modello del Tricolore finirà per diffondersi a livello europeo e a livello mondiale. La ragione profonda della presa e del successo di questa nuova tipologia di bandiera è che essa non rappresenta più i simboli di una casa regnante. Ma è il simbolo dello Stato e del popolo tutto.

Bollette della luce: elenco nuovi fornitori se non si passa al mercato libero, quale impatto per gli utenti?

Bollette della luce: elenco nuovi fornitori se non si passa al mercato libero, quale impatto per gli utenti


 

L’anticipato passaggio al mercato libero dell’energia nel 2024 per bollette di luce e gas apre un capitolo complesso di scelte e decisioni per gli utenti ancora in regime di maggior tutela. Un’analisi dettagliata è fondamentale per comprendere appieno le problematiche di questa transizione nonché le implicazioni finanziarie e contrattuali connesse. Come tutti sapranno c’è una grande differenza tra il mercato tutelato e quello libero dell’energia. Nel primo, infatti, i prezzi dell’energia sono regolamentati e stabiliti dall’Autorità di regolamentazione. Le condizioni contrattuali sono standardizzate e definite dalle autorità regolamentari per garantire una certa uniformità e protezione per i consumatori. Nell’altro, invece, i fornitori di energia sono liberi di determinare i prezzi in base alla domanda, all’offerta e ad altri fattori di mercato. Ciò può portare a una maggiore variabilità nei prezzi ma gli utenti hanno la possibilità di negoziare condizioni contrattuali più flessibili, come tariffe personalizzate, pacchetti di servizi aggiuntivi, e opzioni di pagamento. [sommario]

Dettagli del cambio di fornitore per l’elettricità

La fine del mercato tutelato del gas è avvenuta il 10 gennaio scorso tranne che per i clienti vulnerabili. Questi ultimi sono i cittadini che hanno un’età superiore ai 75 anni e quelli che godono del bonus sociale di luce e gas. Inoltre le persone intestatarie di un’utenza per un’abitazione che si trova in emergenza a causa di un evento calamitoso (gas). Inoltre per l’elettricità anche i soggetti disabili secondo l’articolo 3 della legge 104 del 1992 e coloro che si trovano in condizioni di salute precarie per cui necessitano di apparecchiature elettromedicali. Infine, coloro che hanno un’utenza su di un’isola minore che non è interconnessa. In merito alle bollette della luce, il passaggio al mercato libero per l’elettricità, invece, partirà da luglio per tutti tranne che per i vulnerabili. Ci si chiede, quindi, quali saranno le implicazioni per coloro che ancora non hanno scelto un’offerta con il libero mercato.

Bolletta della luce: la transizione 

Come tutti immagineranno, la fine del mercato tutelato inerente alle bollette della luce implicherà un cambio obbligato di fornitore per coloro che non effettueranno una scelta consapevole. Chi non passa al mercato libero sarà affidato al Servizio di Tutele Graduali. Dai risultati delle aste organizzate da Arera si evince che Enel e Hera hanno vinto la maggioranza dei lotti per l’affidamento di tale servizio, previsto a partire da luglio e che dovrebbe durare tre anni. Esso, per chi non lo sapesse, è destinato ai clienti che non hanno scelto un fornitore di energia elettrica sul mercato libero. Le 26 aree omogenee del Paese sono state assegnate a 7 operatori, con un prezzo unico applicato su scala nazionale. Enel e Hera si sono aggiudicate sette aree ciascuna, con Enel che conquista Roma e Milano. Altri operatori vincenti sono Edison, Illumia, A2a, Iren ed Eon, ciascuno con una quota di aree assegnate. Le condizioni economiche definitive del servizio, uniformi in tutto il paese, saranno rese note a giugno e saranno soggette ad aggiornamenti annuali in base al numero di clienti serviti in ciascuna area. Sebbene i dettagli esatti siano attualmente in attesa di essere rivelati, Arera stima un risparmio potenziale di 73 euro all’anno per ciascun utente. Tuttavia, la convenienza può variare significativamente a seconda dell’area territoriale coinvolta.

E chi è già passato al mercato libero?

Per quanto concerne le bollette della luce, i clienti domestici già passati al mercato libero hanno il diritto di rientrare nel Servizio di maggior tutela fino a fine giugno 2024, secondo quanto ha sottolineato da Arera. Per effettuare questa transizione, i cittadini dovranno rivolgersi all’esercente del servizio di maggior tutela del proprio Comune. Coloro che, al 1 luglio, rimarranno ancora serviti in maggior tutela saranno automaticamente trasferiti nel Servizio a tutele graduali. I clienti domestici vulnerabili potranno continuare ad accedere al servizio di maggior tutela anche dopo giugno 2024. Il cambio di fornitore avverrà senza interruzioni nell’erogazione della fornitura, incluso il mantenimento del RID (Rapporto di addebito diretto) attivo, il quale sarà reindirizzato verso il nuovo fornitore gratuitamente. Il Servizio Tutele Graduali sarà in vigore per tre anni, dal 1 luglio 2024 al 31 marzo 2027. Durante questo periodo, i consumatori avranno la libertà di scegliere liberamente un fornitore sul mercato libero, confrontando le offerte disponibili sul Portale Offerte (www.ilportaleofferte.it) in qualsiasi momento.

Elenco fornitori da Nord a Sud per le bollette della luce

  1. Area territoriale Fornitore Prezzo c€/POD/anno
  2. Area Nord 1: Aosta, Biella, Milano provincia, Verbania, Vercelli Enel Energia S.p.A. -8.887,193 (c€/POD/anno)
  3. Nord 2: Parma, Piacenza, Torino provincia Enel Energia S.p.A. -7.617,684
  4. Nord 3: Como, Torino comune, Varese Illumia S.p.A. -4.502,015
 
  1. Area Nord 4: Imperia, Lecco, Monza-Brianza, Savona E.ON Energia S.p.A. -4.810,106
  2. Area Nord 5: Brescia, Milano comune Enel Energia S.p.A. -8.264,097.
  3. Area Nord 6: Cremona, Genova, La-Spezia, Lodi, Lucca, Massa-Carrara Hera Comm S.p.A. -6.534,218 8
  4. Area Nord 7: Alessandria, Asti, Cuneo, Novara, Pavia Hera Comm S.p.A. -6.134,219
  5. Area Nord 8: Bergamo, Sondrio, Udine Hera Comm S.p.A. -8.134,2110
  6. Area Nord 9: Belluno, Gorizia, Pordenone, Treviso, Trieste Enel Energia S.p.A. -7.270,7411
  7. Area Nord 10: Bolzano, Trento, Vicenza Enel Energia S.p.A. -4.718,6512
  8. Area Nord 11: Mantova, Modena, Reggio-Emilia, Verona Enel Energia S.p.A. -9.688,6313
  9. Area Nord 12: Ancona, Padova, Pesaro-Urbino, Venezia Hera Comm S.p.A. -9.134,2114
  10. Area Centro 1: Ascoli-Piceno, Bologna, Fermo, Ferrara, Macerata, Rovigo Hera Comm S.p.A. -11.134,2115
  11. Centro 2: Firenze, Roma provincia Illumia S.p.A. -6.502,0116
 
  1. Centro 3: Arezzo, Caserta, Perugia, Rieti, Terni, Viterbo Hera Comm S.p.A. -2.134,2117
  2. Centro 4: Roma comune Enel Energia S.p.A. -2.770,6618
  3. Area Sud 1: Napoli provincia, Nuoro, Sassari Illumia S.p.A. 1.997,9919
  4. Sud 2: Cagliari, Napoli comune, Oristano, Sud Sardegna A2A Energia S.p.A. 2.937,5720.
  5. Area Sud 3: Avellino, Benevento, Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena Edison Energia S.p.A. -20.025,0021
  6. Area Sud 4: Chieti, Forlì-Cesena, L’Aquila, Pescara, Ravenna, Rimini, Teramo Hera Comm S.p.A. -7.334,2122
  7. Area Sud 5: Bari, Frosinone, Latina Edison Energia S.p.A. -19.183,0023
  8. Area Sud 6: Brindisi, Matera, Potenza, Salerno, Taranto Iren Mercato S.p.A -3.211,9025
  9.  Sud 7: Barletta-Andria-Trani, Campobasso, Cosenza, Foggia, Isernia Iren Mercato S.p.A -890,0125
  10. Sud 8: Catanzaro, Crotone, Lecce, Reggio-Calabria, Vibo-Valentia Edison Energia S.p.A. -19.283,0026
 
  1.  Sud 9: Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa Edison Energia S.p.A. -16.997,0037
  2. Sud 10: Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani A2A Energia S.p.A. 644,52.

Qual sarà l’impatto per gli utenti

Il Servizio a Tutele Graduali inerente alle bollette della luce coinvolgerà circa 4,5 milioni di clienti (sebbene questo numero potrebbe ridursi con il passaggio di chi è attualmente in Tutela al Mercato Libero nei prossimi mesi). A partire da luglio 2024, tutti i clienti domestici non vulnerabili che non avranno selezionato un fornitore del Mercato Libero entro la fine di giugno 2024 passeranno automaticamente al Servizio a Tutele Graduali. In questa fase, si prevede che la tariffa media sarà allineata con il PUN (prezzo all’ingrosso) e presenterà un prezzo di Commercializzazione (o quota fissa) di circa -73€ all’anno. I clienti vulnerabili, invece, come detto, resteranno all’interno del Servizio di Tutela della Vulnerabilità, con condizioni stabilite da ARERA. Attualmente, questa configurazione potrebbe creare una situazione paradossale, in cui i clienti non vulnerabili godranno di tariffe notevolmente inferiori rispetto a quelli vulnerabili. Per comprendere appieno le implicazioni di tale scenario, sarà necessario attendere gli sviluppi nei mesi a venire. Paolo Benazzi, Direttore Utilities di Segugio.it, sottolinea che per le aziende vincitrici dei lotti, questa configurazione tariffaria rappresenta effettivamente un costo per ogni cliente acquisito. Questo apre la strada a diverse prospettive di mercato, al momento difficili da prevedere. È plausibile che i fornitori che hanno ottenuto i lotti cerchino di recuperare offrendo servizi aggiuntivi e accessori ai nuovi clienti.

In conclusione…

1. La decisione di rimanere nel regime di maggior tutela per il gas richiede un’analisi dettagliata delle nuove dinamiche contrattuali. Gli utenti devono ponderare la variazione nel processo di determinazione del prezzo e confrontare attentamente le offerte con il mercato libero per valutare la convenienza finanziaria 2. Gli esiti delle gare per la bolletta della luce potrebbero influenzare positivamente i costi rispetto al regime di tutela attuale (almeno in alcune zone). La possibilità di confrontare attentamente le nuove tariffe con le offerte del mercato libero offre agli utenti un’opportunità unica di massimizzare i benefici finanziari derivanti dalla transizione 3. Entrambe le transizioni, per gas ed elettricità, sono progettate per estendersi su un periodo di tre anni. Questo arco temporale offre agli utenti una finestra strategica per adattarsi gradualmente ai cambiamenti, comprendere a fondo gli impatti finanziari a lungo termine e sfruttare al meglio le opportunità offerte dal mercato libero dell’energia.

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La fine dei Savoia è festa per noi sardi

La fine dei Savoia è festa per noi sardi
di Antonangelo Liori
Pare non si debba parlare male dei morti, e forse è vero. Ma la morte di Vittorio Emanuele deve essere festeggiata in Sardegna in quanto fine di una dinastia criminale che ha massacrato in modo cinico e spietato noi sardi. Avidi, ignoranti e senza scrupoli, i Savoia hanno perpetrato per 3 secoli un tentativo di genocidio del nostro popolo. Se avessimo un presidente della Regione con le palle, dovrebbe insinuarsi nella causa fatta dai Savoia per riavere indietro i loro gioielli dallo Stato italiano perché quei gioielli devono essere acquisiti dalla Nazione sarda a parziale risarcimento dei danni subiti dal nostro popolo. L’amico Francesco Casula ha scritto sull’argomento un bellissimo libro dal titolo: “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”. Tiranni che depredarono la Sardegna, la disboscarono, imposero folli balzelli, legge delle chiudende, fucilazioni di massa dove persero la vita donne vecchi e bambini. Possiamo accodarci al funerale del rampollo di questi cialtroni? E meno male che questo decerebrato di figlio – Emanuele Filiberto – ha fatto figlie femmine estinguendone quanto meno il ramo maschile. E’ morto Vittorio Emanuele? In corrias de fogu andede…
 
 
 
 
 
 
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Il governo deve intervenire sulla capacità amministrativa dei comuni #OpenPNRR

Il governo deve intervenire sulla capacità amministrativa dei comuni #OpenPNRR

L’accesso e la gestione dei fondi da parte dei comuni è un elemento critico nell’attuazione del Pnrr. È un aspetto sul quale è necessario fare di più, attraverso provvedimenti che permettano alle amministrazioni di integrare le professionalità necessarie.

 

All’interno della revisione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono state modificate e definanziate numerose misure. In particolare il governo Meloni ha chiesto e ottenuto la rimozione di alcuni degli investimenti che prevedevano la maggior frammentazione delle risorse. Si tratta delle misure che distribuiscono i fondi Pnrr attraverso bandi pubblici ai quali i comuni italiani possono partecipare presentando i propri progetti.

Bisogna insistere di più sulla capacità amministrativa dei comuni.

È una scelta legata alle difficoltà di questa procedura: le amministrazioni, in particolare le più piccole e periferiche e quelle del sud del paese, spesso non hanno nel loro organico le competenze necessarie alla gestione di questi processi amministrativi complessi. E gli interventi che il governo finora ha messo in campo per integrare e potenziare il comparto amministrativo nei comuni evidentemente non risultano sufficienti. Va ricordato che una delle priorità del Pnrr è proprio quella di appianare i divari territoriali interni al paese: eliminare il problema, invece di risolverlo, non va in questa direzione.

Gli enti locali continuano ad avere un ruolo di primo piano sia nella presentazione delle proposte che nella realizzazione delle opere stesse, oltre a essere responsabili del controllo sulla regolarità delle procedure. Secondo gli ultimi aggiornamenti Anci (associazione nazionale comuni italiani), i comuni e le città metropolitane risultano soggetti attuatori in 41 investimenti e sub investimenti del Pnrr, a cui se ne aggiungono 4 del fondo complementare. Il numero effettivo risulta comunque in fase di continuo aggiornamento, data la revisione del piano stesso, approvata dall’Ue lo scorso dicembre.

Stando alla recente nota dell’ufficio parlamentare di bilancio (Upb), i progetti di cui i comuni risultano essere enti attuatori sono 101.936. In termini di finanziamenti, si parla di circa 40 miliardi di cui 33 dal Pnrr.

Per quanto, sempre stando all’ultima nota Upb, il comparto comunale sia tra quelli con la maggior percentuale di avvio dei progetti, si tratta pure di uno di quelli che presenta le maggiori fragilità. La quantità di passaggi burocratici a cui è necessario adempiere e la complessità della documentazione da fornire fa sì che gli enti locali meno efficienti siano scoraggiati anche solo dal presentare le domande. Il risultato è che rischiano di essere esclusi dai fondi proprio quei territori che ne avrebbero più bisogno.

La capacità amministrativa è un elemento critico nel Pnrr.

La capacità amministrativa degli enti locali è considerata uno degli elementi più critici nell’implementazione degli investimenti previsti dal Pnrr. Innanzitutto il rischio è di mancare totalmente l’obiettivo di appianamento dei divari territoriali. Spesso sono infatti i piccoli comuni delle aree interne e del sud ad avere le maggiori difficoltà. Per questi ultimi è prevista nel Pnrr la quota mezzogiorno, secondo la quale il 40% di tutti gli investimenti del piano devono essere destinati al sud. Tuttavia, come abbiamo raccontato in precedenza, spesso questa soglia non viene rispettata perché a priori manca un numero sufficiente di domande proveniente da quei territori. Oltre al mantenimento dei divari, tale condizione rischia di generare ritardi nel cronoprogramma del Pnrr. Sia per la necessità di aprire nuovi bandi per assegnare le risorse previste dalla quota, sia in generale per ulteriori ostacoli che possono emergere anche nelle fasi successive all’assegnazione, dal completamento delle opere nei tempi indicati dal piano alla rendicontazione puntuale delle spese effettuate e dell’avanzamento dei lavori.

Gli aiuti per rafforzare la capacità amministrativa

Risultano quindi centrali tutti quei provvedimenti che mirano a integrare tecnici e personale amministrativo all’interno dei comuni. In generale, per il periodo di attuazione dei progetti sono previste delle assunzioni a tempo determinato che, secondo il Dl 80/2021, possono rivalersi di risorse del Pnrr. Sono anche compresi dei servizi di assistenza tecnica, ovvero task-force su supporto di natura tecnico-specialistica da parte di società a prevalente partecipazione pubblica. Inoltre, sempre il Dl 80/2021 prevede 1.000 incarichi di collaborazione per professionisti esperti per la gestione delle procedure complesse legate all’attuazione del Pnrr. Ma ci sono anche numerosi provvedimenti per specifici enti del paese.

Ci sono anche provvedimenti specifici per il mezzogiorno, le aree interne e per i piccoli e grandi comuni.

Sono diversi gli interventi indirizzati al mezzogiorno, indirizzati all’aumento della capacità di gestione del Pnrr ma anche di altri fondi europei. In particolare, con la legge di bilancio del 2021 è stata prevista l’assunzione di 2.800 unità per migliorare la gestione dei fondi delle politiche di coesione. La legislazione necessaria per poter implementare queste assunzioni era prevista come traguardo all’interno del Pnrr. In seguito all’apertura di due bandi, si sono comunque registrati circa 1.300 posti vacanti e alcune rinunce tra i vincitori. Ma sono previsti anche contratti di collaborazione per accelerare l’attuazione degli interventi della politica di coesione e del Pnrr, con un limite di spesa di 67 milioni di euro, e il fondo per la progettazione territoriale, a cui possono accedere sia i comuni del mezzogiorno che quelli delle aree interne del paese.

I piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti sono anche quelli per i quali il Dl 152/2021 prevede l’assunzione a tempo determinato di specifici professionisti per la gestione del Pnrr. Si tratta principalmente di personale tecnico, come abbiamo già analizzato in passato. Ma ci sono anche provvedimenti per i grandi comuni, come gli incarichi di consulenza e collaborazione nelle amministrazioni che superano i 250mila abitanti e il fondo per il sostegno degli obiettivi del Pnrr all’interno delle grandi città, a cui possono accedere Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova. Infine, sono previste assunzioni a tempo determinato per gestire le risorse Pnrr anche all’interno dei comuni in difficoltà finanziarie, in deroga alla normativa vigente.

Alla luce di tutto ciò, potenziare la capacità amministrativa è fondamentale per la riuscita del piano. È vero che con la revisione del piano – su cui ancora non abbiamo informazioni complete – la direzione del governo sembra quella di ridurre il coinvolgimento dei comuni. Tuttavia il loro ruolo rimane comunque centrale nella realizzazione del piano. È quindi cruciale che si implementino altri interventi per integrare, nelle amministrazioni comunali, le competenze tecniche necessarie a sostenere i processi amministrativi e burocratici richiesti.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Anci

 

Bonus genitori separati in stato di bisogno: domanda e requisiti

Bonus genitori separati in stato di bisogno: domanda e requisiti

Dal 12 febbraio al 31 marzo 2024 è possibile presentare la domanda per ottenere il bonus per genitori separati, divorziati e/o non conviventi.

Pubblicazione: 12 febbraio 2024

Si comunica che a partire da oggi e sino al 31 marzo del corrente anno è possibile presentare a INPS la domanda per ottenere il nuovo bonus per genitori separati, divorziati e/o non conviventi.

La misura è finalizzata a garantire un contributo ai genitori in stato di bisogno, ossia con un reddito non superiore a 8.174 euro, che nel periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 risultavano conviventi con figli minori o maggiorenni portatori di handicap grave e che, nel medesimo periodo, non abbiano ricevuto l’assegno di mantenimento per inadempienza dell’altro genitore (ex coniuge o ex convivente).

Il bonus spetta laddove l’altro genitore, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, abbia cessato, ridotto o sospeso l’attività lavorativa a decorrere dall’8 marzo 2020 per una durata minima di 90 giorni oppure abbia subito una riduzione del reddito di almeno il 30% rispetto al reddito percepito nel 2019.

La domanda per percepire il beneficio dovrà essere presentata all’INPS, previa autenticazione al portale dell’Istituto, attraverso l’apposito servizio “Contributo per genitori separati o divorziati per garantire la continuità dell’erogazione dell’assegno di mantenimento”, disponibile nella sezione “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”.

Il bonus genitori separatidivorziati e/o non conviventi è corrisposto in un’unica soluzione in misura pari all’importo non versato dell’assegno di mantenimento e fino a concorrenza di 800 euro mensili. Il contributo spetta per un massimo di 12 mensilità tenuto conto delle disponibilità del fondo che ammonta a 10 milioni di euro. Il beneficio sarà erogato da INPS previa verifica dei requisiti di legge a cura del Dipartimento per le politiche della famiglia.

Assegno di Inclusione (ADI): validazione delle certificazioni

Assegno di Inclusione (ADI): validazione delle certificazioni

È stato rilasciato il nuovo servizio “Validazione delle certificazioni ADI”, rivolto alle strutture sanitarie (ASL).

Pubblicazione: 10 febbraio 2024

È disponibile il nuovo servizio “Validazione delle certificazioni ADI” tramite il quale l’amministrazione pubblica competente può validare la dichiarazione, indicata nella domanda ADI, relativa a:

  • certificazioni attestanti le condizioni di svantaggio per il richiedente e/o per i soggetti appartenenti al proprio nucleo familiare;
  • inserimento nei programmi di cura e assistenza con data antecedente a quella di presentazione della domanda di ADI.

Il servizio è rivolto alle strutture sanitarie (ASL) che abbiano rilasciato le relative certificazioni e indicate dallo stesso richiedente nella domanda di ADI.

Per tutti i dettagli è possibile consultare il messaggio 10 febbraio 2024, n. 623.

Santi Martiiri di Abatina

 

Santi Martiri di Abitina


Nome: Santi Martiri di Abitina
Titolo: Cristiani
Ricorrenza: 12 febbraio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
 
Il primo editto imperiale emanato da Diocleziano contro i cristiani ordinava il rogo di tutte le copie delle Scritture e segnava l’inizio della persecuzione che avrebbe causato numerosi martiri. Se molti cristiani obbedirono, altri resistettero e tra questi Saturnino, sacerdote in Abitina, nell’Africa settentrionale proconsolare. Una domenica i magistrati del luogo accompagnati dai soldati catturarono lui e il suo gruppo; Saturnino, i suoi quattro figli e un senatore di nome Dativo guidarono gli altri della comunità all’interrogatorio dei magistrati. Risposero tutti così coraggiosamente che persino i loro inquisitori li elogiarono; furono però inviati in ceppi a Cartagine per essere esaminati dal proconsole.

L’interrogatorio è stato conservato in Atti che sono senza dubbio genuini nella sostanza, ma che nella forma sembrano finalizzati a sostenere la rigida posizione donatista, quale emerse nella controversia esplosa un secolo dopo le loro morti. Questa avrebbe enfatizzato che tutti i martiri parteciparono al culto nel giorno del Signore, compreso il bimbo Ilarione (rara testimonianza della partecipazione di bimbi alla Messa). Il primo a essere interrogato fu Dativo, il quale si professò cristiano e adoratore del Dio dei cristiani. Fu condotto via per essere torturato persino prima che avesse detto dove avevano luogo le assemblee per il culto, perché il proconsole credeva che ne fosse l’organizzatore. Allora il martire Telica affermò che «il presbitero Saturnino e tutti noi» erano le guide dei cristiani. Le donne si dimostrarono coraggiose quanto gli uomini: una giovane donna di nome Vittoria, che era sfuggita a un fidanzamento combinato, saltando fuori da una finestra e rifugiandosi in una chiesa, rifiutò l’offerta di ritornare sotto la tutela del fratello pagano, dicendo che nessuno che non conoscesse Dio poteva essere suo fratello. Il bimbo Ilarione rise persino alle minacce del giudice di tagliargli orecchie e naso se non avesse ritrattato. Saturnino e i suoi cc. non furono giustiziati, ma pare che morirono in prigione, o per durezza della carcerazione o come conseguenza delle torture subite.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Cartagine, commemorazione dei santi martiri di Abitene, in Tunisia: durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, essendosi come di consueto radunati contro il divieto imperiale di celebrare l’Eucaristia domenicale, furono arrestati dai magistrati della colonia e dal presidio militare; condotti a Cartagine e interrogati dal proconsole Anulino, anche tra le torture tutti si professarono cristiani, dichiarando di non poter tralasciare la celebrazione del sacrificio del Signore; per questo versarono in diversi luoghi e tempi il loro beatissimo sangue.

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Oggi 12 febbraio si venera:

Santi Martiri di Abitina

Santi Martiri di Abitina
CristianiIl primo editto imperiale emanato da Diocleziano contro i cristiani ordinava il rogo di tutte le copie delle Scritture e segnava l’inizio della persecuzione che avrebbe causato numerosi martiri. Se molti…

Domani 13 febbraio si venera:

Sante Fosca e Maura

Sante Fosca e Maura
MartiriNei dintorni di Venezia, una delle località più malinconicamente suggestive è Torcello, la più antica, e per molti secoli la più splendida città della laguna veneta. Nacque nel V secolo, quando la popolazione…
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Oggi 12 febbraio nasceva:

Beato Giuseppe Olallo Valdes

Beato Giuseppe Olallo Valdes
Religioso FatebenefratelliNacque a L’Avana, Isola di Cuba. Figlio di genitori sconosciuti, fu affidato alla Casa Cuna San Giuseppe dell’Avana. Visse ed fu educato nella stessa Casa Cuna fino all’età di 7 anni, e successivamente…
Oggi 12 febbraio si recita la novena a:

– San Valentino
Il Divin Redentore nel dare la missione agli Apostoli li qualificò Agnelli in mezzo ai lupi: con che dimostrò, che il modo di combattere e vincere il mondo era il patire per Lui. S. Valentino ne diede…
– Santi Sette Fondatori
I. O beati Servi di Maria, voi che anche tra le lusinghe del mondo guasto e corrotto onoraste sì bene Maria ss. che ella stessa degnossi di chiamarvi con meravigliosi portenti ad istituire un Ordine Religioso…