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Pensioni, aumenti in arrivo ma niente anticipo nel 2024: le ultime novità sulla riforma

Pensioni, aumenti in arrivo ma niente anticipo nel 2024: le ultime novità sulla riforma

Pensioni, ci sono buone e cattive notizie: da una parte la riforma fiscale che garantirà un aumento del netto, dall’altra la riforma del sistema previdenziale che non si sblocca.

Ci sono buone notizie per chi è già in pensione, meno per chi deve ancora andarci: se da una parte la riforma fiscale garantirà ulteriori aumenti già nel 2023, dall’altra la riforma delle pensioni è in una fase di stallo e potrebbe non esserci sufficiente tempo per trovare un accordo rispetto a una misura di flessibilità che consenta di andarci in anticipo.

Per due delle riforme più attese del governo Meloni, quindi, sembrano esserci due destini contrapposti: se per quanto riguarda il Fisco la bozza di decreto è pronta e dovrebbe essere approvata entro la fine del mese, per le pensioni il confronto tra ministero del Lavoro e sindacati è stato appena abbozzato (due gli incontri fino a oggi, perlopiù interlocutori) e le prospettive non sono delle più rosee. Tant’è che indiscrezioni della mattinata ritengono che la riforma verrà rinviata di un altro anno e che per il 2024 ci si limiterà alla proroga di Quota 103 (mentre per Opzione donna si lavora a modifiche già per il 2023).

Pensioni, aumenti con la riforma fiscale

Con la riforma fiscale 2023 verrà risolta una delle storture del nostro sistema di tassazione, ossia il fatto che le regole variano a seconda della tipologia del reddito percepito.

Anche se le aliquote Irpef sono uguali per tutti, infatti, le detrazioni sono differenti per lavoratori dipendentipensionati e autonomi, con i primi che ne vengono favoriti. Basti guardare a un confronto su quanta Irpef paga un lavoratore dipendente rispetto a un pensionato con lo stesso reddito:

Reddito Irpef Dipendenti Irpef Pensionati
10.000 – 780 euro 442 euro
15.000 370 euro 1.913 euro
20.000 2.058 euro 3.485 euro
25.000 3.765 5.057 euro
30.000 5.599 euro 6.764 euro
35.000 7.783 euro 8.673 euro
40.000 10.032 euro 10.582 euro
45.000 12.216 euro 12.491 euro
50.000 14.400 euro 14.400 euro

Specialmente per i redditi più bassi, quindi, il bilancio è favorevole ai lavoratori dipendenti, ma la situazione sta per cambiare. Nella bozza di riforma fiscale, infatti, viene dedicato un intero articolo a quella che in gergo viene definita come “equità orizzontale”, ossia quel principio secondo cui a parità di reddito le imposte da versare devono essere uguali per tutti, indipendentemente da quella che è l’attività svolta.

Ora, chiarita l’intenzione, bisognerà capire come il governo intende parificare i due sistemi. Probabile che una situazione verrà individuata nel mezzo: quindi, se da una parte i lavoratori dipendenti potrebbero dover pagare di più, ma per loro potrebbe esserci l’introduzione di un sistema di deduzione delle spese sostenute per lo svolgimento della propria attività, per i pensionati si va verso un abbattimento dell’Irpef che avrà benefici nell’immediato, garantendo un netto più alto a parità di lordo.

Ma la riforma delle pensioni è in fase di stallo

Come anticipato, mentre la riforma fiscale viaggia spedita verso la definizione, quella annunciata per le pensioni è in una fase di stallo visto che al momento non risultano ancora programmati nuovi incontri tra sindacati e ministero del Lavoro.

Eppure il governo ha più volte detto che per la riforma delle pensioni bisognava arrivare a un accordo almeno per settembre, prima della presentazione della nota di aggiornamento al Def. Tuttavia, le difficoltà legate al reperimento delle risorse necessarie stanno bloccando la situazione: a oggi appare impensabile Quota 41 per tutti già nel 2024, nonostante si tratti di un “obiettivo di fine legislatura” come spiegato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.

Più probabile che la riforma venga rinviata di un anno, con la conferma per altri 12 mesi di Quota 103 che, ricordiamo, consente di andare in pensione a 62 anni con 41 anni di contributi. Dubbi invece su Opzione donna: il governo sembra stia lavorando per tornare ai vecchi requisiti già nel 2023, ma potrebbe essere una decisione limitata a quest’anno.

 

San Pantaleone

 

San Pantaleone


San Pantaleone

autore: Ambito napoletano anno: secolo XVII titolo: Martirio di San Pantaleone luogo: Diocesi di Amalfi Cava De’ Tirreni
Nome: San Pantaleone
Titolo: Medico e martire
Nascita: III secolo , Nicomedia,Turchia
Morte: 27 luglio 305, Nicomedia,Turchia
Ricorrenza: 27 luglio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
Pantaleone Martire, santo (sec. IV). Uno di quei santi la cui popolarità fu tanto grande in Occidente quanto in Oriente. La sua Passione greca che non ha purtroppo nessun valore storico ebbe numerose versioni latine, oltre a traduzioni nelle diverse lingue orientali.

Il racconto ci riferisce che Pantaleone era nato da madre cristiana, ma non era stato battezzato; aveva iniziato una brillante carriera medica quando un prete gli rivelò la potenza di Cristo, medico dell’anima e del corpo. Convertitosi alla fede cristiana e fiducioso da allora nell’efficacia della preghiera, compì parecchi miracoli, guarendo in particolare un giovane morso da un serpente e ridando la vista a un cieco.

Denunciato probabilmente da alcuni colleghi invidiosi dei suoi successi, comparve dinanzi all’imperatore (Galerio), che lo sottopose a un’ordalia per verificare i suoi doni di taumaturgo; poco convinto, a quanto pare, dal buon esito della prova, l’imperatore consegnò il santo ai carnefici. Dopo torture tanto numerose quanto raffinate, Pantaleone fu infine decapitato un 27 luglio (forse del 305). Quando il martire ebbe terminato la sua ultima preghiera, i testimoni dell’esecuzione udirono venire dal cielo una voce che diceva: «Di suo nome non sarà più Pantaleone, ma Pantaleemone (dal greco Pantaleémon, cioè ‘colui che è misericordioso verso tutti’)”.

Il culto di Pantaleone è molto antico; il santo compare sia nel gruppo greco dei medici «anargiri” sia nel gruppo occidentale dei Quattordici Intercessori (o Quattordici Ausiliatori). A Costantinopoli, gli fu dedicata una chiesa da Giustiniano nel VI secolo; nella medesima epoca gli furono intitolati un monastero di Gerusalemme e un altro nel deserto del Giordano. Dall’Oriente il culto passò in Italia; a Roma, Pantaleone era il patrono di tre chiese. È inoltre patrono della diocesi di Crema. Venezia si mostrò ancora più ospitale verso il martire di Nicomedia; sulla laguna, Pantaleone era così popolare e il suo nome così diffuso che fini con designare il veneziano tipo nella commedia italiana.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, san Pantaleone, martire, venerato in Oriente per avere esercitato la sua professione di medico senza chiedere in cambio alcun compenso.

ICONOGRAFIA

Anche se annoverato tra i santi medici San Pantaleone, in numerose raffigurazioni, compare privo di attributi che lo identificano come guaritore; a volte invece è presentato con riferimenti ed attributi specifici della sua attività: un vaso d´unguenti, un mortaio, una scatola di medicine e una palma simbolo del martirio; talvolta è invece rappresentato con le mani inchiodate sopra la testa, da cui anche la protezione da lui stesso accordata ai sofferenti di emicrania.

 San Pantaleone guarisce un fanciullo

titolo San Pantaleone guarisce un fanciullo
autore Paolo Veronese anno 1588
San Pantaleone

titolo San Pantaleone
autore Ambito bergamasco anno secolo XVII

Tante infine sono le opere dedicate a San Pantaleone nel momento del suo martirio.

San Pantaleone in balia delle bestie feroci

titolo San Pantaleone in balia delle bestie feroci
autore Valerio Palamarchuk anno 2009
San Pantaleone torturato al tronco secco d'ulivo

titolo San Pantaleone torturato al tronco secco d’ulivo
autore Valerio Palamarchuk anno 2009
San Pantaleone decapitato

titolo San Pantaleone decapitato
autore Alfonso Grassi anno 1940 – 1960

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A giugno cala il tasso di inflazione Europa

A giugno cala il tasso di inflazione Europa

L’inflazione in Europa diminuisce, con un lieve aumento solo nel caso della Germania. Sono ancora i beni alimentari a trainare i rincari ma sono comunque in calo, come anche la componente energetica, mentre restano stabili beni industriali e servizi.

 

In Europa si continua a osservare una significativa spinta inflazionistica, che pesa sulle spese familiari e riduce il potere d’acquisto dei cittadini. Tuttavia il dato è in calo da diversi mesi e soprattutto a giugno si è ridotto significativamente. Solo in Germania si è verificato un lieve aumento e in Croazia la situazione è rimasta invariata. Per il resto tutti i paesi membri dell’Ue hanno registrato riduzioni più o meno forti e risultano in calo o stabili tutte le principali componenti del paniere (fatta eccezione per un lieve aumento nel caso dei servizi). I beni alimentari continuano a trainare la spinta inflazionistica.

L’inflazione a giugno 2023

Nel mese di giugno, l’ultimo per cui Eurostat dispone di dati, il tasso di inflazione ha avuto un calo generalizzato in Europa: si è attestato al 6,4% (rispetto al 7,1% registrato a maggio). Il che non vuol dire che i prezzi non siano in aumento, ma soltanto che tale incremento è più contenuto. Significativamente inferiore il dato relativo all’area euro, composta dai 20 stati membri che utilizzano la moneta comunitaria.

5,5% il tasso di inflazione nell’area euro a giugno 2023.

All’interno dell’Unione europea i tassi più alti si registrano, secondo una tendenza ormai consolidata da mesi, nei paesi dell’Europa orientale e centrale. L’Ungheria in particolare è ancora lo stato che segna il valore più elevato a giugno: 19,9%, comunque 2 punti percentuali in meno rispetto al mese precedente. Mentre la Lettonia è il paese che ha registrato il calo più pronunciato tra maggio e giugno: dal 12,3% all’8,1% (-4,2 punti percentuali).

Il valore più basso è invece quello del Lussemburgo (1%). Insieme al Lussemburgo, altri due paesi sono al di sotto del 2%: si tratta di Spagna e Belgio, entrambi con un tasso pari all’1,6%. Con il 6,7%, l’Italia si posiziona al tredicesimo posto in Europa per tasso di inflazione e al decimo come variazione maggiore nel passaggio tra maggio e giugno (-1,3 punti percentuali).

Dopo un picco registrato nella seconda parte del 2022, l’inflazione ha iniziato a diminuire gradualmente nei paesi più popolosi dell’Ue (Germania, Francia, Italia e Spagna).

Ad aprile si era visto un nuovo lieve aumento, ma a maggio i valori hanno ripreso a scendere. La tendenza continua nel mese di giugno: continua a esserci una spinta inflazionistica, ma i valori si sono ridotti. L’Italia ha riportato il dato più elevato da ottobre, ma a giugno 2023 è stata superata dalla Germania, l’unico paese dell’area euro che ha registrato in questo mese un aumento del tasso di inflazione. La Spagna invece continua a riportare il calo più evidente.

Cala l’inflazione per energia e beni alimentari, stabile per servizi e beni industriali

Notoriamente, nel 2022 l’inflazione ha riguardato in particolare la componente energetica, che nell’area euro ha raggiunto un picco pari al 41,3% nel mese di ottobre 2022. Parallelamente al calo di quest’ultima, si è osservato un aumento del tasso di inflazione per i beni alimentari.

A giugno vediamo che l’inflazione per entrambe le sopracitate componenti, pur presente, continua a diminuire, mentre i valori per i beni industriali non energetici e per i servizi rimangono sostanzialmente invariati. Nel caso dei servizi si registra però un aumento, seppur lieve (+0,3 punti percentuali). Sono comunque i beni alimentari che continuano, nonostante il relativo calo, a trainare la spinta inflazionistica.

12,5% il tasso di inflazione per i beni alimentari nell’area euro, a giugno 2023.

Anche in Italia l’inflazione è trainata dai beni alimentari che tuttavia riportano un tasso inferiore rispetto alla media dell’area euro: 11%. Beni industriali e servizi sono essenzialmente in linea con la media, mentre è la componente energetica ad attestarsi al di sopra del valore complessivo: 2% (rispetto al -5,6% dell’area euro). Quest’ultimo dato segna comunque un calo molto marcato rispetto al mese precedente, quando si attestava ancora all’11,5%.

Foto: Levi Meir Clency – licenza

 

Fondo di garanzia per il TFR: aggiornamento delle disposizioni vigenti

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Fondo di garanzia per il TFR: aggiornamento delle disposizioni vigenti

L’INPS illustra le novità normative relative al Fondo di garanzia per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e dei crediti di lavoro.

Pubblicazione: 27 luglio 2023

L’Istituto, con la circolare INPS 26 luglio 2023, n, 70, riepiloga e aggiorna le disposizioni vigenti e la giurisprudenza in materia di Fondo di garanzia per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e dei crediti di lavoro, alla luce dell’entrata in vigore del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (“Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”).

La circolare illustra la normativa relativa alla costituzione del Fondo di garanzia, le modalità di intervento e di pagamento, i soggetti e i crediti da esso tutelati.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro il 29 settembre 2023.

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VisitINPS Scholars: bando borse di studio VisitINPS Fellowship

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro il 29 settembre 2023.

Pubblicazione: 26 luglio 2023

Con determinazione del Commissario straordinario 20 luglio 2023, n. 24 è stato approvato il bando di selezione per l’assegnazione di borse di studio VisitINPS Fellowship, per la realizzazione di progetti di ricerca aventi come oggetto l’analisi e la valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche finalizzate a ridurre le disuguaglianze e le discriminazioni di genere, ricompresi nell’ambito delle “Aree di ricerca di interesse scientifico” dell’INPS.

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro le 16 (ora italiana) del 29 settembre 2023.

Sant’ Anna

 

Sant’ Anna


Sant' Anna

autore: Bartolomé Esteban Murillo anno: 1655 titolo: Sant’Anna insegna alla Vergine a leggere luogo: Museo del Prado, Madrid
Nome: Sant’ Anna
Titolo: Madre della Beata Vergine Maria
Nascita: I secolo a. C., Betlemme
Morte: I secolo a. C., Gerusalemme
Ricorrenza: 26 luglio
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione

Nacque S. Anna in Betlemme, chiamata comunemente nella S. Scrittura, la città di Davide, perchè in essa il gran re, profeta, ebbe i natali. Suo padre si chiamava Matan, cd era sacerdote della tribù di Levi e della famiglia di Aronne: sua madre fu Maria della tribù di Giuda, ambedue ragguardevoli non solo per la loro nascita, ma ancor più per la loro probità e per lo splendore di una vita esemplare. Ebbero essi tre figliuole. La prima, chiamata Maria come sua madre, andò sposa a Cleofa e fu la fortunata madre di S. Giacomo il minore, di S. Giuda, di S. Simone e di S. Giuseppe soprannominato Barnaba, cioè il Giusto. Questi sono i santi discepoli, che il Vangelo ha denominato fratelli del Salvatore, secondo l’uso ebraico di chiamare così i primi cugini del sangue. La seconda figlia di Matan fu Sobe, che fu la madre di S. Elisabetta, cugina della Vergine Santissima. La terza figliuola di Matan fu S. Anna, che il Signore aveva destinato, dice S. Giovanni Damasceno, per dare al mondo Colei, che doveva partorire il Salvatore.

Sant'Anna la Vergine e il Bambino
autore Leonardo da Vinci anno 1513 titolo Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino

Anna, fin dai suoi primi anni fu la delizia dei suoi genitori per la sua modestia e obbedienza e per la dolcezza del suo carattere. Assidua nell’orazione, cominciò assai presto a gustare Dio ed a procurare di piacergli. Ricercata in matrimonio dai più ragguardevoli della Nazione, fu alla fine data in isposa a Gioachino, che dimorava in Nazareth ed era della famiglia regale di Davide. Per questa felice parentela la stirpe sacerdotale si trovò unita nella stessa famiglia col sangue reale, il che era assolutamente necessario perchè il frutto di quel matrimonio potesse essere un giorno la madre del Salvatore.

I due santi sposi vissero molti anni in una celeste pace e concordia, servendo con grande zelo il Signore, ma il cielo non aveva benedetto lo loro unione. Onde, non sperando più discendenza, di comune accordo avevano prese le loro ormai vane ricchezze e le avevano distribuite ai poveri, ritenendo per sè il puro necessario. Secondo la tradizione, fu appunto dopo di essersi cosi spogliati dei beni terreni, che il ciclo esaudì le loro suppliche e diede loro il grande bene, superiore a tutte le umane ricchezze, il dono impareggiabile, celeste, che è Maria. Maria fu dunque il premio della povertà volontaria, della carità illuminata, dcl dolore rassegnato e soprattutto della candida offerta dei cuori, delle preghiere perseveranti. Anna fu la nutrice e l’educatrice di Maria: sulle sue ginocchia crebbe la creatura meravigliosa, che fu il capolavoro della creazione, la futura Regina del Cielo.

Anna fu anche la maestra, che insegnò i primi rudimenti del sapere a Colei che doveva essere la sede della Sapienza. Ma questa maestra, unica al mondo, dovette ben presto avvedersi che la piccola Maria aveva un altro Maestro, che interiormente la ammaestrava e forse ebbe anche qualche presagio di un fatto ancor più grande, che la sua bimba cioè cresceva non solo nel candore dell’innocenza comune, ma anche nello splendore di un’altra innocenza, tutta iniziale, che a Lei sola per divin privilegio era stata concessa. Perciò se anche Anna e Gioachino ebbero qualche lume intorno alle meraviglie operate da Dio in Maria e alla di lei futura grandezza, lo tennero chiuso nel cuore, e attesero solo a custodire un tale divin tesoro. Ma ciò che è ancor più mirabile in essi e che forma la loro gloria più grande è che, dopo di essersi spogliati di ogni bene terreno per darlo ai poveri, essi si siano spogliati anche di quella perla preziosa che è Maria per darla a Dio, consacrandola al tempio, come Dio aveva loro ispirato, perchè in quel sacro asilo Maria si disponesse ad essere tempio dello Spirito Santo. S. Gioachino morì quasi subito dopo tra le braccia della sua sposa. S. Anna, per la durata di undici anni, ebbe la consolazione di vedere la sua figliuola crescere in saggezza, in virtù e con ogni altra sorte di perfezione. Si addormentò poi nel Signore all’età di 69 anni e fu sepolta presso S. Gioachino.

Morte di Sant'Anna
autore Francesco Monti anno 1740 titolo Morte di sant’Anna

Ora S. Anna in ciclo non si sazia di contemplare Colei, la quale dopo essere stata la luce e il sorriso della piccola casa di Nazareth, è ora il sorriso e lo splendore del Paradiso. Così la vide il divino poeta al sommo della rosa sempiterna …Tanto contenta di mirar sua figlia — Che non muove occhi per cantar osanna.

PREGHIERA. O Signore, che hai concesso alla Beata Anna la grazia di divenire madre della Genitrice del tuo Unigenito Figlio: fa si che, celebrandone noi oggi la festa, ci assista ella dal cielo col suo patrocinio

SUPPLICA A SANT’ANNA

Supplica a Sant'Anna

Prostrato ai piedi del tuo trono o grande e gloriosa S. Anna, vengo ad umiliarti la mia fervida prece, la preghiera del cuore; accoglila benigna rendimi grazie, prega per me.

La terra è veramente la valle del pianto – il cammino della vita è se­minato di spine – il cuore in tempe­sta sente forte i colpi del dolore – aiutami Tu, esaudiscimi Tu. O Ma­dre cara prega per me.

Stanco di piangere, senza una parola di conforto e di speranza; oppresso sotto il peso delle tribo­lazioni solo in Te, che ben intendi il dolore di un’anima, ripongo dopo Dio e la Vergine la speranza mia. O madre cara prega per me.

I miei peccati furono causa di farmi perdere la pace del cuore – l’incertezza del perdono mi rende più triste la vita – impetrami Tu la misericordia divina, l’amore a Ge­sù, la protezione della Figlia Tua – O madre S. Anna prega per me.

Guarda la casa mia, la famiglia mia – Vedi quante disgrazie mi op­primono quante tribolazioni mi sono d’intorno… O Madre cara Ti chiedo la pace e la provvidenza, la pace dell’anima soprattutto. – Prega per me.

Ed ora che ho bisogno di grazie non mi abbandonare Tu che sei po­tente presso il trono di Dio. Allon­tana da me la tristezza e la deso­lazione, i pericoli, i flagelli del Si­gnore. Benedici e salva l’anima mia; fa che in vita e in morte io Ti chiami e Ti senta vicina. Prega per me, o dolce consolatrice degli af­flitti. Fa che un giorno sia ai Tuoi piedi nel santo Paradiso. Così sia.

Pater, Ave, Gloria.

SANT’ANNA PROTETTRICE
DELL DONNE INCINTE

Sant’Anna è invocata da sempre come protettrice delle donne incinte, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare.

PREGHIERA A SANT’ANNA PROTETTRICE
DELL DONNE INCINTE

O Signore,per intercessione
di S.Anna madre della Madonna,
ti chiedo di accompagnarmi in questo tempo
di gestazione della creatura che hai
voluto far vivere nel mio seno.
Grazie,perchè mi hai scelta
per questo compito così importante:
essere madre di una nuova creatura,
e così collaborare
con te Creatore.
O Signore,per intercessione
di S.Anna,fa che la creatura che è in me,
sia un dono che renda più unita la
mia famiglia e una benedizione per tutti.
Fà che l’attesa della nascita ci aiuti ad essere
generosi e perseveranti
nella fede e nella carità.
AMEN

INNO A SANT’ANNA

O Sant’Anna protettrice fra le donne fortunata,tu la Vergine Beata concepisti nel tuo sen.

Fin dall’or che fu concetta

l’Alma sua fu santa e bella

di splendor fu quale stella

e di grazia vaso pien (3x)

Madre sei della gran Madre

di Gesù Nostro Signore. Sei potente in tutte l’ore,

prega tu per noi Gesù.

Mostri dunque il tuo potere

a favore dei tuoi devoti

che ferventi a te fan voti,

prega tu per noi Gesù

Prega, prega, prega tu per noi Gesù.

Prega, prega, prega tu per noi Gesù.

ICONOGRAFIA

Il culto di Sant’Anna affonda le sue radici molto lontano nel tempo, ed essendo la madre di Maria, la sua iconografia è molto ampia e varia.

Invocata come protettrice delle donne incinte, esse le si rivolgono per ottenere da Dio sostegno: per un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente ad allevarlo al meglio; inoltre è patrona di molti mestieri legati alle sue funzioni di madre.

Sant’Anna viene raffigurata nell’arte bizantina sin dall’alto Medioevo, e raggiunge grande diffusione in Occidente a partire dal XIII secolo, in contemporaneità con lo sviluppo del culto mariano.

Nelle opere d’arte viene raffigurata spesso assieme alla Madonna con Bambino e San Giovannino, oppure seduta in un alto trono; oppure ancora da anziana, con la figlia Maria neonata.

Madonna con Bambino, sant'Anna e san Giovannino

titolo Madonna con Bambino, sant’Anna e san Giovannino
autore Agnolo Bronzino anno 1540

Altri attributi iconografici sono la Bibbia, l’albero, che rappresenta l’albero di Jesse, una schematizzazione dell’albero genealogico di Gesù a partire da Jesse, padre del re Davide, il telaio o uno strumento di lavoro, ed è vestita con abiti verdi e rossi che indicano amore e speranza, talvolta anche blu e rossi.

Tra le varie opere che la rappresentano possiamo distinguerne alcune in particolare, tra cui:

Sant’Anna Metterza, termine del dialetto toscano risalente al due-trecento che significa “messa terza” ovvero è in terza posizione o anche è trisavola di Cristo, e infatti questo tipo di rappresentazioni la vedono reggere in braccio la Madonna che a sua volta regge Gesù Bambino.

Sant'Anna Metterza

titolo Sant’Anna Metterza
autore Masaccio e Masolino da Panicale anno 1424-1425

Le opere di questo genere sono soprattutto le antiche pale d’altare medievali, ma anche alcune statue. Tra gli esempi più conosciuti di Sant’Anna Metterza menzioniamo la splendida pala del Masaccio e del Masolino nel museo degli Uffizi, la meravigliosa Sant’Anna di Leonardo al Louvre e il gruppo scultoreo del Sangallo nella chiesa di Orsanmichele di Firenze.

L'educazione della Vergine

titolo L’educazione della Vergine
autore Pieter Paul Rubens anno 1630 – 1635

Sant’Anna educatrice, in cui la vediamo insegnare alla figlia Maria la lettura della Bibbia; troviamo le rappresentazioni di questa scena in vari luoghi ma soprattutto nella produzione di Santini.

Tra le opere note non possiamo non ricordare L’educazione della Vergine di Gian Battista Tiepolo e la scultura di Lourdes.

L'educazione della Vergine

titolo L’educazione della Vergine
autore Giovanni Battista Tiepolo anno 1732

Sant’Anna nella natività della Vergine, opere in cui la vediamo distesa a letto mentre alcune donne accudiscono la neonata, a volte attorniata da figure angeliche.

Tra le raffigurazioni della Natività di Maria menzioniamo il famoso affresco di Giotto e la pala d’altare del Lorenzetti.

Natività di Maria

titolo Natività di Maria
autore Giotto anno 1303-1305 circa

Sant’Anna con San Gioacchino e Maria Bambina è presente soprattutto nella cultura orientale-bizantina; nell’arte pittorica italiana San Gioacchino è spesso posto in secondo piano, mentre in quella scultorea lo vediamo spesso assieme alla Madonna bambina.

Troviamo esempi di simili opere soprattutto negli altari, in special modo nelle chiese francescane.

Sant’Anna è essere raffigurata anche assieme alla Sacra Famiglia o semplicemente con la figlia Maria in braccio o accanto, o ancora ne vengono illustrati alcuni momenti importanti della vita, come nel ciclo pittorico di Giotto.

 Sacra famiglia con Sant'Anna

titolo Sacra famiglia con Sant’Anna
autore Ambito veronese anno secolo XVIII

Non mancano infine le opere dedicate al momento del transito di Sant’Anna al cielo come nella bellissima tela di Giacinto Brandi, artista romano del XVII secolo.

Transito di Sant'Anna

titolo Transito di Sant’Anna
autore Giacinto Brandi anno 1653 – 1655

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Domande Frequenti

  • Quando si festeggia Sant’ Anna?

     

  • Chi è il santo protettore delle donne incinte?

     

  • Quando nacque Sant’ Anna?

     

  • Dove nacque Sant’ Anna?

     

  • Quando morì Sant’ Anna?

     

  • Dove morì Sant’ Anna?

     

  • Di quali comuni è patrona Sant’ Anna?

     

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I. O glorioso s. Ignazio, che al primo leggere che faceste le vite dei santi risolveste subito di imitarli, o rinunziando per sempre ad ogni fasto mondano non cercaste mai altro che la maggior gloria di…
– San Leopoldo Mandic
O Dio, Padre onnipotente, tu hai arricchito san Leopoldo con l’abbondanza della tua grazia; concedi a noi, per sua intercessione, di vivere nell’abbandono alla tua volontà, nella speranza della tua promessa…
– Santa Marta di Betania
I. Per quell’ammirabile prontezza con cui voi, o gloriosa s. Marta, vi desto a seguire gli esempi, i consigli e gli inviti del Redentore divino, appena riudiste la voce, fino a diventare con universale…
– Santi Nazario e Celso
I. Glorioso s. Nazario, che, per la vostra docilità allo insinuazioni della pia vostra madre Perpetua, erudita dallo stesso s. Pietro, foste fin dai primi anni vero modello d’ogni virtù; ottenete a noi…
 
 

Riforma pensioni, novità importanti. Chi andrà in pensione prima (e chi no)

Pensioni, ultime notiizie sulla riforma 2024

Pensioni, verso la riforma. Che novità ci sono? Ecco che cosa scrive il sito www.investireoggi.it.
Perché la pensione in Italia è un miraggio lo sanno tutti. Dipende da quello che fu fatto nel 2011 con la riforma Fornero. Le pensioni diventarono difficili da centrare e quindi si allontanarono di colpo dai lavoratori. A tal punto che adesso l’attuale Governo è chiamato a varare una riforma delle pensioni degna di questo nome con nuove misure e nuovi strumenti previdenziali. Nulla di nuovo perché in passato anche altri Governi sono stati chiamati allo stesso obbiettivo. Ma se ancora oggi siamo al punto di partenza significa che nulla è stato fatto. E in effetti negli ultimi anni molte sono state le misure introdotte in materia pensionistica, ma nessuna vera riforma. Nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato solo di misure tampone, che hanno prodotto solo piccoli interventi correttivi ma non hanno certo cancellato le problematiche che la riforma Fornero ha causato.

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Le difficoltà restano tante, ma sono tante anche le possibilità che entro la fine della legislatura la riforma delle pensioni veda finalmente i natali per davvero.
“Buongiorno, sono Davide, lavoratore di 55 anni di età che sta pensando alla sua pensione futura. Lo so che sono ancora giovane per andare in pensione, ma programmare è sempre una cosa giusta da fare. E allora ecco che vi chiedo se avete notizie riguardo a qualche nuova misura pensionistica che potrebbe fare capolino nel prossimo futuro. Perché so che potrebbe nascere una vera riforma delle pensioni, almeno stando alle indiscrezioni che trapelano. Davvero qualcosa cambierà e noi potremo andare in pensione prima del previsto?”

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Svolta per i Pensionati classe '41-’59 grazie alla legge che in pochi conoscono

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Polestar 2, nata per emozionare. Scoprila subito.

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Uno dei nodi più intricati da sciogliere per chi intende portare a compimento la riforma delle pensioni è senza dubbio il restyling delle pensioni anticipate.

Perché dal 2012 questi strumenti sono quelli che hanno sostituito le pensioni di anzianità. E fu proprio la riforma delle pensioni di Elsa Fornero a determinare questo cambiamento epocale. In primo luogo infatti le pensioni distaccate dai limiti anagrafici, come proprio le pensioni di anzianità permettevano, sono diventate pensioni anticipate.

L‘unico requisito valido da centrare, che è quello contributivo, è passato dai 40 anni fino al 2011, ai 42 anni e 10 mesi di oggi. Parliamo delle pensioni anticipate per gli uomini, perché alle donne è ammessa l’uscita con 41 anni e 10 mesi di contributi. Ma come sarà possibile correggere questo evidente peggioramento dei requisiti? La soluzione da tempo individuata è quella della quota 41 per tutti. Una misura che resta talmente difficile da varare nonostante tutti ne parlino da tempo

Settore agricolo: versamenti dei contributi volontari 2023

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Settore agricolo: versamenti dei contributi volontari 2023

Le modalità di calcolo dei contributi volontari relativi alle varie categorie di lavoratori agricoli.

Pubblicazione: 25 luglio 2023

La circolare INPS 24 luglio 2023, n. 69 illustra le modalità di calcolo, per il 2023, dei contributi volontari e dei contributi integrativi volontari relativi alle varie categorie di lavoratori agricoli, diversificate in base alla tipologia e alla gestione di appartenenza:

  • lavoratori agricoli dipendenti;
  • coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali;
  • operai agricoli a tempo determinato e indeterminato;
  • piccoli coloni e compartecipanti familiari;
  • coloni e mezzadri reinseriti nell’Assicurazione Generale Obbligatoria.

L’influenza del presidente della repubblica sul processo legislativo

L’influenza del presidente della repubblica sul processo legislativo

Oltre al potere di rinviare una legge alle camere, il presidente della repubblica può ricorrere alla moral suasion per incidere sulle scelte del governo e della maggioranza.

Definizione

La firma del presidente della repubblica su un disegno di legge approvato dal parlamento rappresenta il passaggio finale dell’iter legislativo. In base all’articolo 73 della costituzione infatti le disposizioni contenute in una legge entrano effettivamente in vigore dopo la promulgazione da parte del Quirinale e la conseguente pubblicazione in gazzetta ufficiale.

Questo atto presidenziale tuttavia non rappresenta una mera formalità e non può essere dato per scontato. Stando ai poteri che gli sono formalmente attribuiti dalla costituzione infatti, il presidente può rifiutarsi di firmare un Ddl e rinviarlo alle camere.

1. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
2. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Tale prerogativa però non può essere reiterata. Infatti se il parlamento decide di riapprovare il testo senza modifiche il presidente della repubblica è tenuto a firmare e promulgare il Ddl.

Il capo dello stato inoltre può intervenire sui decreti legge (Dl). La costituzione infatti prevede che il governo possa emanare questo tipo di atti solo in casi di necessità e urgenza. Nel caso in cui il decreto del governo non risponda a questi requisiti quindi il presidente della repubblica può rifiutarsi di firmare.

Il Quirinale può esercitare la propria influenza anche attraverso messaggi informali.

Ma l’influenza del Quirinale sul processo legislativo può avvenire anche attraverso strumenti cosiddetti di moral suasion, sia formali che informali. In base all’articolo 87 della costituzione infatti il capo dello stato può inviare messaggi alle camere. Inoltre, almeno a partire dal settennato di Pertini, è diventata prassi comune (ormai generalmente accettata) che il presidente della repubblica ricorra alle cosiddette “esternazioni“. Ovvero dichiarazioni pubbliche con cui il capo dello stato esprime la sua posizione.

Le esternazioni del capo dello stato.

A queste poi si deve aggiungere il dialogo riservato tra il presidente e gli altri attori istituzionali. D’altronde il capo dello stato è il garante della costituzione ed è quindi suo dovere esercitare una funzione di equilibrio. In particolare se questo è utile a ridurre le tensioni tra poteri e organi dello stato.

Dati

Analizzando i dati delle ultime 7 legislature possiamo osservare che i 4 presidenti della repubblica che si sono succeduti (Scalfaro, Ciampi, Napolitano, Mattarella) hanno rinviato alle camere complessivamente 12 disegni di legge. Il picco si è registrato nella XIV legislatura (2001-2006) con 7 Ddl rinviati. Nella scorsa legislatura invece non si sono registrati casi di questo tipo, così come nei primi mesi di quella attuale.

Nello stesso periodo invece non è mai successo che un presidente della repubblica si rifiutasse di firmare un decreto legge. Tuttavia è accaduto in più di un’occasione che esecutivo e parlamento venissero “richiamati” all’ordine su questo tema. Anche tramite lettere pubbliche che anticipavano un eventuale rinvio nel caso in cui il governo non si fosse persuaso ad accogliere le osservazioni del colle.

Analisi

La costituzione non prevede limiti specifici al potere di intervento del presidente della repubblica sul processo legislativo. Data la struttura del nostro ordinamento però è generalmente ritenuto che il rinvio di un Ddl alle camere non possa essere motivato da “ragioni politiche”. Una parte della dottrina infatti definisce il ruolo del presidente della repubblica come di “estrema garanzia”. In base a questa impostazione le fattispecie in cui il capo dello stato può esercitare le sue prerogative sarebbero nel caso in cui una legge non abbia le necessarie coperture di bilancio oppure risulti manifestamente incostituzionale. Questa interpretazione è stata esplicitamente teorizza dal presidente Ciampi.

[…] secondo la Costituzione, la decisione, la valutazione, il giudizio sulla rispondenza alla stessa da parte delle leggi compete alla Corte costituzionale. Il Presidente della Repubblica, solo in caso di manifesta non costituzionalità delle leggi, rinvia quelle leggi al parlamento, che può riapprovarle e in quel caso il capo dello Stato è tenuto a promulgarle.

Questa dottrina sembra essere stata accolta anche dai successori Ciampi (Napolitano e Mattarella). Sempre durante la presidenza Ciampi si sono poi intensificati gli interventi informali del presidente su alcuni aspetti dei Ddl ancora in discussione in parlamentoUna prassi con cui si cerca di evitare un rinvio formale alle camere, che rappresenta un passaggio comunque traumatico da un punto di vista istituzionale.

Talvolta il capo dello stato ha anche tenuto a motivare la decisione di promulgare una legge. Un passaggio non richiesto dalla costituzione legato alla volontà di spiegare all’opinione pubblica le motivazioni di questa decisione.

Esternazioni di questo tipo però presentano anche dei rischi e per questo, in alcune occasioni, sono state criticate da ampia parte della dottrina. È il caso ad esempio del messaggio con il quale il presidente Napolitano ha accompagnato la promulgazione del cosiddetto lodo Alfano. In quell’occasione infatti il capo dello stato precisò che, a suo parere, la norma avrebbe rispettato i limiti posti in precedenza dalla corte costituzionale. Un’affermazione che secondo molti rappresenta un’indebita influenza nei confronti dei giudici delle leggi.

Il presidente deve bilanciare attentamente la sua azione a seconda dei casi e del contesto politico.

Le varie forme di moral suasion, formali o informali, sono state quindi utilizzate in modo diverso, dai vari presidenti, a seconda della fase politica. Insomma, come per le altre funzioni presidenziali, anche questo potere può estendersi o restringersi a seconda della fase politica e di come il capo dello stato ritiene di doverla gestire.

Una rinuncia a interventi di questo tipo, in momenti di particolare frizione istituzionale, può portare infatti a un peggioramento della situazione. Inoltre l’azione del presidente può evitare che leggi manifestamente incostituzionali entrino e restino in vigore fino a un’eventuale intervento della consulta.

Al contrario un interventismo eccessivo da parte del capo dello stato può esso stesso produrre una crisi istituzionale tra il Quirinale e la maggioranza. Una situazione che produrrebbe l’effetto indesiderato di rendere meno efficaci le pratiche di moral suasion. Oppure, come abbiamo visto, comportamenti di questo tipo potrebbero porre la corte costituzionale nella spiacevole situazione di dover contraddire il capo dello stato. Una situazione che avrebbe inevitabilmente l’effetto di screditare il ruolo del presidente.