Fideiussioni. Il consumatore può contestare l’abusività di clausole anche nelle procedure esecutive per i decreti ingiuntivi non opposti?

Fideiussioni. Il consumatore può contestare l’abusività di clausole anche nelle procedure esecutive per i decreti ingiuntivi non opposti?

 

Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori: i principi processuali nazionali non possono ostacolare i diritti che i singoli traggono dal diritto dell’Unione.

Sulla questione, sollevata da giudici italiani e spagnoli, si è espressa la Corte di Giustizia della Comunità Europea il 17 maggio 2022, che si è pronunciata su varie domande di pronuncia pregiudiziale, vertenti sull’interpretazione della direttiva 93/13/CEE[1] concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori.

Le pronunce della Corte

Sulle cause C-693/19 e C-831/19, di rinvio pregiudiziale[2], aventi ad oggetto l’interpretazione degli articoli 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, concernenti le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori e l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la Corte di Giustizia si è pronunciata con la sentenza del 17.5.2022. Tali domande venivano presentate nell’ambito di procedimenti di esecuzioni forzate basati su titoli esecutivi (decreti ingiuntivi) che avevano acquisito autorità di cosa giudicata, per mancata opposizione.

La Corte di Giustizia Europea ha riunito le domande di pronuncia pregiudiziale ed ha statuito il seguente principio di diritto:

“L’articolo 6, paragrafo 1, e l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale la quale prevede che, qualora un decreto ingiuntivo emesso da un giudice su domanda di un creditore non sia stato oggetto di opposizione proposta dal debitore, il giudice dell’esecuzione non possa ‑ per il motivo che l’autorità di cosa giudicata di tale decreto ingiuntivo copre implicitamente la validità delle clausole del contratto che ne è alla base, escludendo qualsiasi esame della loro validità ‑successivamente controllare l’eventuale carattere abusivo di tali clausole. La circostanza che, alla data in cui il decreto ingiuntivo è divenuto definitivo, il debitore ignorava di poter essere qualificato come «consumatore» ai sensi di tale direttiva è irrilevante a tale riguardo.”

Sulla normativa dell’Unione Europea di riferimento va precisato quanto segue:

  1. Direttiva 93/13, L’articolo 2, lettera b), di tale direttiva così dispone: «Ai fini della presente direttiva si intende per: (…) “consumatore”: qualsiasi persona fisica che, nei contratti oggetto della presente direttiva, agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività professionale”.
  2. L’articolo 6, paragrafo 1, di detta direttiva prevede quanto segue: «Gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali, e che il contratto resti vincolante per le parti secondo i medesimi termini, sempre che esso possa sussistere senza le clausole abusive».
  3. Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, della medesima direttiva: «Gli Stati membri, nell’interesse dei consumatori e dei concorrenti professionali, provvedono a fornire mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’inserzione di clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e dei consumatori».
  4. Art. 47 della Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione europea che prevede il diritto ad un ricorso effettivo per l’ipotesi di violazione di diritti e libertà garantiti dal diritto dell’Unione.

Secondo la statuizione della Corte sarebbe irrilevante il cd “Giudicato implicito”, generatosi a seguito del decreto ingiuntivo non opposto entro i 40 giorni previsti dall’ art. 647 del codice di rito italiano.

Antefatto

Il Tribunale di Milano con provvedimento del 31/10/2019[3] depositato presso il registro della Corte di Giustizia Europea in data 14 novembre 2019 N. C-831/19 ha mosso le seguenti questioni pregiudiziali in un procedimento esecutivo il cui titolo non è stato opposto costituendo pertanto un giudicato esplicito ed implicito, e chiedendo alla CGUE: a) “Se ed a quali condizioni il combinato disposto degli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea osti ad un ordinamento nazionale, come quello delineato, che preclude al giudice dell’esecuzione di effettuare un sindacato intrinseco di un titolo esecutivo giudiziale passato in giudicato, allorquando il consumatore, avuta consapevolezza del proprio status (consapevolezza precedentemente preclusa dal diritto vivente), richieda di effettuare un simile sindacato. b) “Se ed a quali condizioni il combinato disposto degli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea osti ad un ordinamento come quello nazionale che, a fronte di un giudicato implicito sulla mancata vessatorietà di una clausola contrattuale, preclude al giudice dell’esecuzione, chiamato a decidere su un’opposizione all’esecuzione proposta dal consumatore, di rilevare una simile vessatorietà e se una simile preclusione possa ritenersi esistente anche ove, in relazione al diritto vivente vigente al momento della formazione del giudicato, la valutazione della vessatorietà della clausola era preclusa dalla non qualifìcabilità del fideiussore come consumatore. E ciò ai sensi dell’art. 33, co. 1, d. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (c.d. “codice del consumo”) che contiene la vigente disciplina nazionale di trasposizione dell’art. 3.1 della direttiva 93/13/CEE: “Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.

Focus sulla domanda pregiudiziale del 31 ottobre 2019 sollevata dal Tribunale di Milano alla CGUE

Il Tribunale di Milano effettuava il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in merito alla possibilità, negata dal diritto processuale italiano, di consentire al Giudice dell’esecuzione la valutazione della vessatorietà di un contratto di fideiussione, nel caso de quo trattasi di decreto ingiuntivo non opposto dal Fideiussore-Consumatore, e quindi in sostanza, se esiste una possibilità per quest’ultimo di bloccare l’esecuzione in corso.

In particolare, il codice di rito italiano dispone sul procedimento d’ingiunzione due regole fondamentali:

  1. L’articolo 647, intitolato «Esecutorietà per mancata opposizione o per mancata attività dell’opponente», così recita: «Se non è stata fatta opposizione nel termine stabilito, oppure l’opponente non si è costituito, il giudice che ha pronunciato il decreto, su istanza anche verbale del ricorrente, lo dichiara esecutivo. (…) Quando il decreto è stato dichiarato esecutivo a norma del presente articolo, l’opposizione non può essere più proposta né proseguita, salvo il disposto dell’articolo 650, e la cauzione eventualmente prestata è liberata».
  2. L’articolo 650, relativo all’opposizione tardiva: «L’intimato può fare opposizione anche dopo scaduto il termine fissato nel decreto, se prova di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore. L’opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione».

Il giudice del rinvio riferiva che, secondo la giurisprudenza maggioritaria della Corte suprema di Cassazione, il decreto ingiuntivo di condanna al pagamento di una somma di denaro che non sia stato oggetto di opposizione, acquista autorità di cosa giudicata, non solo in ordine al credito azionato, ma anche in relazione al titolo posto a fondamento dello stesso, precludendo in tal modo ogni ulteriore esame delle ragioni addotte a giustificazione della relativa domanda. Tale giurisprudenza ha portato ad applicare al decreto ingiuntivo non opposto il principio del «giudicato implicito», secondo il quale si ritiene che il giudice che si è pronunciato su una determinata questione abbia necessariamente risolto tutte le altre questioni preliminari. Il tutto in evidente spregio del diritto di difesa sancito all’ art. 113 Cost. secondo cui “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. 

La questione posta dal Tribunale di Milano ha un’importanza epocale, perché il principio sancito dalla CGUE può estendersi oltre la nullità delle fideiussioni ed applicarsi a tutti i contratti in cui ci sia uno squilibrio tra consumatore e professionista.

Ed infatti la direttiva 93/13 e in particolare l’art. 7.1 impone agli Stati membri di fornire al Consumatore (inteso come contraente-debole) mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’inserimento di clausole abusive nei contratti.

Nel caso sottoposto al vaglio del Giudice italiano era controversa la qualifica di consumatore del fideiussore esecutato (socio non amministratore della società garantita con una quota del 22% del capitale sociale).

Il giudice del rinvio riteneva che, nella controversia dinanzi ad esso pendente, l’esecutato fosse qualificabile come consumatore, per i seguenti motivi:

1.alla data in cui aveva stipulato i contratti di fideiussione di cui al procedimento principale, non aveva acquistato la sua integrale partecipazione nel capitale sociale della società debitrice, che ammontava al 22%;

2.non risultava provato il rispetto dei principi di equivalenza e di effettività[4];

  1. non avrebbe percepito utili in relazione alle quote detenute;
  2. era appurato che, dal 1976, era titolare di un rapporto di lavoro dipendente con un’altra società e che, di conseguenza, al momento della conclusione dei contratti di fideiussione, non aveva alcun collegamento di natura funzionale con la debitrice principale garantita.

Di conseguenza il Giudice di Milano rilevava che l’esecutato non avesse potuto decidere se opporsi al decreto ingiuntivo con cognizione di causa, se era opportuno invocare, il carattere abusivo delle clausole contenute nei contratti conclusi con il professionista e con cui aveva prestato la garanzia, in quanto all’epoca ignorava il suo status di consumatore. I fatti di causa avvenivano

Fideiussioni. Il consumatore può contestare l’abusività di clausole anche nelle procedure esecutive per i decreti ingiuntivi non opposti?ultima modifica: 2022-05-19T12:06:30+02:00da vitegabry
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