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Ires Cgil – Emilia Romagna, area disagio occupazionale

Sono 64.000 i posti di lavoro perduti dal 2008 al 2012, un’area di “disagio occupazionale” di 280.000 persone: la crisi mette a rischio la coesione sociale in Emilia Romagna. L’allarme è stato lanciato ieri in conferenza stampa dal segretario Cgil regionale Vincenzo Colla, a commento dei dati dell’Osservatorio su economia e lavoro in regione presentati dall’Ires Cgil emiliano.

Uno degli aspetti salienti emersi riguarda le conseguenze della riforma Fornero, che non ha prodotto la annunciata crescita dei volumi di avviamenti al lavoro, al contrario: “nel 2012 – rileva l’Ires – si registra il saldo peggiore dopo 5 anni in cui si manteneva un maggiore equilibrio tra avviamenti e cessazioni. Non si è avverata una trasformazione dei contratti a tempo determinato, crollano i collaboratori a progetto ed il lavoro intermittente. Aumentano i licenziamenti individuali di circa 12.500 unità rispetto all’anno precedente, tutti spiegati dal “giustificato motivo oggettivo”, persone che non confluiscono nelle liste di mobilità. Si è sviluppata una fragilità contrattuale della base occupazionale che, insieme all’incremento dei licenziamenti, porta a stimare il numero delle persone con “disagio occupazionale” a circa 280.000 unità in Emilia-Romagna, che calcolato sulla popolazione attiva rappresenterebbe il 9,7%”.

 “Una bolla intollerabile che rischia di esplodere – ha commentato Colla -, con effetti di scavalcamento delle rappresentanze politiche, istituzionali e anche sindacali, per sfociare in modalità inedite di autorappresentazione, che possono mettere a repentaglio la coesione sociale.”

In merito alle scelte da mettere in campo, il segretario della Cgil regionale indica innanzitutto la necessità di investire al meglio le risorse dei Fondi europei destinati all’occupazione e allo sviluppo (nell’insieme 1,2 miliardi all’Emilia Romagna nei prossimi sei anni) e sollecita la società regionale, politica e istituzioni, ad una rinnovata capacità progettuale di sistema, per andare oltre l’emergenza, in una regione che è sempre stata all’avanguardia ma oggi mostra tutti i segni della crisi e fatica ad avere lo sguardo lungo di fronte a grandi temi come la salute e lo stato sociale, o a questioni strategiche come la mobilità e i trasporti.

IRESultima modifica: 2013-07-25T21:54:12+02:00da vitegabry
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